Sab, 25 Settembre
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Wind-Tre, la scommessa italiana di Li Ka-Shing

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12,5 miliardi in 18 anni strapagando i russi (che escono in pari)

(BusinessInsider) – I soci russi escono dal gruppo telefonico Wind-Tre, che diventa così interamente di proprietà cinese. Come annunciato da una nota stampa,

la conglomerata di Hong Kong Ck Hutchison ha raggiunto un accordo per acquistare la restante quota del 50% del capitale dell’operatore italiano in mano alla russa Veon (la ex Vimpelcom) per 2,45 miliardi di euro. Questo significa che il gruppo Wind-Tre, nato nell’autunno del 2016 dalla fusione alla pari delle due società, la prima controllata dai russi di Vimpelcom e la seconda dal magnate cinese Li Ka-Shing, è stato valutato circa 15 miliardi di euro, se si considera che ancora a fine marzo 2018 l’indebitamento finanziario netto ammontava a 10,32 miliardi di euro.

A ben vedere, si tratta di una valutazione del tutto in linea con quella effettuata nell’ambito della complessa operazione del 2011 che trasferì dal magnate egiziano Naguib Sawiris agli azionisti russi il 100% di Wind più il 51% dell’operatore telefonico Orascom Telecom (che a sua volta deteneva una manciata di partecipazioni in società telefoniche estere).

All’epoca, l’investimento di Vimpelcom per il pacchetto complessivo fu valutato 21 miliardi di dollari, corrispondenti a circa 15 miliardi di euro (considerando un tasso di cambio con il dollaro a 1,4). Di questi 21 miliardi di dollari, 1,8 furono pagati in contanti (1,3 miliardi di euro) e finirono appunto in mano a Sawiris, 4,8 in azioni (Veon è tuttora quotata sul listino di Wall Street) e il resto pari a poco più di 14 miliardi consistette nell’acquisizione del debito di Wind e del 51% di Orascom Telecom.

Da ricordare che, all’epoca dell’operazione russa, la società telefonica nata nel 1997 da un investimento di un gruppo di soggetti tra cui Enel già portava con sé un carico di debito da oltre 8 miliardi di euro, retaggio dell’era Sawiris. L’indebitamento di Wind aumentò poi negli anni, perché Vimpelcom si è sempre mostrata piuttosto restia ad aprire il portafogli, salvo poi diminuire nel 2015 con la vendita delle torri ad Abertis. Sta di fatto che la società telefonica trascinava con sé più o meno lo stesso “fardello”, pari a quasi 9 miliardi, nel 2016, al momento del matrimonio con Tre, la quale invece era stata ripulita dal debito da Li Ka-Shing.

E’ stato stimato che il Warren Buffett cinese, 90 anni e accreditato secondo Forbes di una ricchezza netta di oltre 32 miliardi di dollari, abbia iniettato nelle casse della Tre fin dai tempi dell’acquisizione delle licenze Umts del 2000 una decina di miliardi di euro (solo tra il 2015 e il 2016 Li Ka-Shing risultava avere rinunciato a un credito da oltre 5 miliardi), cui oggi si aggiungono i 2,45 miliardi pagati a Veon.

Tornando all’operazione di acquisizione del 2011 e guardandola dal punto di vista delle due società comprate dai russi, Wind e il 51% di Orascom Telecom, le medesime furono quindi valutate circa 7 miliardi di dollari senza contare il debito, vale a dire, semplificando (e ipotizzando un valore paritetico), 3,5 miliardi di dollari ciascuna, corrispondenti a circa 2,5 miliardi di euro. In altri termini, oggi Veon esce da Wind-Tim vendendo il proprio 50% a 2,45 miliardi di euro: praticamente allo stesso prezzo a cui nel 2011 acquistò la sola Wind.

Sembra quindi che la ex Vimpelcom stia abbandonando la partita in pari, senza guadagnarci né perderci. Eppure, i russi hanno fatto sapere di uscire da Wind-Tre con “un guadagno netto di 1.100 milioni di dollari”, pari a circa 944 milioni di euro, che saranno usati in parte per acquistare da Global Telecom holding le attività in Pakistan e Bangladesh.

La plusvalenza sull’investimento si spiega probabilmente con il fatto che il pacchetto rilevato nel 2011 era già stato svalutato nel bilancio di Veon. Nel documento relativo al 2017 della ex Vimpelcom, risulta un guadagno “non cash” pari a 1,8 miliardi di dollari ottenuto dalla differenza tra il valore di libro delle attività italiane deconsolidate e il valore di mercato (fair valuedell’investimento nella joint venture con Tre (dato quest’ultimo pari a 2,11 miliardi di dollari, corrispondenti a circa 1,8 miliardi di euro ai tassi di cambio di fine 2017).

Sempre il bilancio di Veon svela i numeri con cui Wind-Tre ha archiviato il 2017: i ricavi totali sono stati pari a 6,18 miliardi di euro, mentre l’ebitda (margine operativo lordo) prima e dopo i costi di integrazione è stato rispettivamente di 2,21 e 1,95 miliardi, con una perdita netta di 2,62 miliardi. Sui numeri di conto economico hanno pesato 3,36 miliardi di euro di svalutazioni e ammortamenti legati soprattutto al deprezzamento delle attività cedute alla francese Iliad come da dettami dell’Antitrust e a quello delle frequenze dismesse nel 2016.

Considerando l’ebitda di circa 2 miliardi di euro e la valutazione di Wind-Tre di circa 15 miliardi effettuata in sede di “liquidazione” dei soci russi da parte di quelli cinesi, si perviene a un multiplo di sette volte, ritenuto da analisti e addetti ai lavori piuttosto generoso dati i tempi che corrono.

“A tre anni dall’intesa originale siglata nell’estate del 2015 tra Wind e Tre – commenta Andrea De Vita, analista di Banca Akros esperto in media e telecomunicazioni – i multipli impliciti a cui escono i soci russi appaiono ricchi, anche perché probabilmente derivano da accordi negoziati allora. A questi prezzi non si tiene conto del generale peggioramento delle performance economiche del settore telefonico né dell’arrivo del quarto operatore, Iliad“. E chissà che i soci cinesi, anche a costo di strapagare, non abbiano voluto tenersi le mani libere nelle decisioni da prendere proprio per contrastare la concorrenza del gruppo francese a cui in passato hanno venduto frequenze.

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