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Contribuenti, la pace fiscale cambia rotta

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Sembra accantonata l’idea di un maxisconto sulle cartelle esattoriali

(Italia Oggi) Nel contratto per il governo del cambiamento sottoscritto da Lega e M5s si è messa nero su bianco l’intenzione del governo di lanciare la cosiddetta pace fiscale, una sorta di rottamazione generale di tutti i «debiti iscritti a ruolo, datati e difficilmente riscuotibili per insolvenza dei contribuenti». L’obiettivo del governo sarebbe quello di favorire «l’estinzione del debito mediante un saldo a stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica». L’intenzione è stata più volte confermata nei giorni e nei mesi seguenti da autorevoli esponenti della maggioranza, compreso il ministro dell’economia, Giovanni Tria, e il vicepresidente del consiglio Matteo Salvini.

Sembra evidente che originariamente il governo avesse in mente una rottamazione di tutti gli arretrati di Equitalia che avrebbe dovuto portare nelle casse dell’erario, secondo alcune stime decisamente ottimistiche, addirittura 55 miliardi di euro con un’operazione «fuori tutto» per coprire il mancato gettito derivante dalla flat tax e le altre promesse elettorali. L’idea era stata già anticipata in un progetto di legge presentato nel 2015 dall’on. Massimiliano Fedriga (Lega): si consentiva di sanare la propria posizione verso Equitalia versando il 6% di quanto dovuto per imposte, sanzioni, interessi e accessori, ma solo per chi non possiede alcun immobile e abbia redditi bassi. L’aliquota sale al 10% per chi possiede un solo immobile e redditi sotto i 24 mila euro. In tutti gli altri casi sarebbe del 25%. Ma questo progetto si è scontrato contro ostacoli evidenti: l’obbligo di versare comunque tutta l’Iva, la sperequazione con chi ha saldato regolarmente i propri debiti tributari, magari con lunghe rateazioni, non ultimo il fatto che il barile di Equitalia è già stato raschiato con due successive operazioni di rottamazioni.

Le ultime indiscrezioni danno per accantonata l’idea originariamente enunciata nel contratto di governo, al suo posto si punterebbe sul potenziamento di alcuni strumenti deflativi del contenzioso già presenti nel nostro ordinamento. Il progetto di pace fiscale attualmente nelle mani del ministro Tria prevederebbe un percorso articolato su più segmenti, che ricalcano istituti già sperimentati come il ravvedimento operoso, l’accertamento con adesione, la chiusura delle liti fiscali e, forse, anche una voluntary disclosure su cassette di sicurezza e capitali all’estero non dichiarati (tradotto, una sanatoria sul «nero»). I contribuenti potrebbero regolarizzare la propria posizione pagando un’aliquota compresa tra il 15 e il 20% del reddito imponibile non dichiarato (prima dell’eventuale accertamento), oppure, in caso di accertamento, potrebbero regolarizzare la loro posizione senza il versamento di sanzioni e interessi. Infine, si prevederebbe la possibilità di chiudere il contenzioso con uno sconto variabile tra il 50 e l’80% in funzione del grado di giudizio. Ci sarebbe anche l’ipotesi, ancora in fase di valutazione, di consentire il rientro dei capitali o la regolarizzazioni di quelli tenuti nelle cassette di sicurezza, pagando un’aliquota tra il 15 e il 20%, simile a quella della flat tax, purché i capitali vengano reinvestiti in Italia in titoli di stato o altre modalità che saranno indicate dal governo.

Si tratta, se questo secondo progetto troverà spazio nella legge di Bilancio o nel classico decreto collegato, di una pace fiscale molto meno rivoluzionaria rispetto a quella originariamente ipotizzata, ma certamente priva di quelle contraddizioni che avrebbero reso la prima irrealizzabile o facilmente annullabile dalla Corte costituzionale o dalla Corte di giustizia. Di fatto non si fa altro che proseguire su una strada già tracciata da qualche anno, che tende a facilitare in tutti i modi i contribuenti nell’adempimento del proprio dovere. Un percorso che, pur rinunciando alle sanatoria, non rifiuta di venire incontro alle temporanee difficoltà di chi versa le imposte, senza pregiudicare però i principi di equità e ragionevolezza. Certo, bisognerà rassegnarsi ad un gettito di molto inferiore rispetto a quello sognato dai fautori della originaria pace fiscale.

Fonte: https://www.italiaoggi.it/news/contribuenti-la-pace-fiscale-cambia-rotta-2294928[:]

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