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Starbucks apre in Italia

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7 settembre, ecco le cose che sappiamo

(Wired) Aprirà venerdì 7 settembre a Milano il primo Starbucks in Italia. Nell’ex palazzo delle Poste in piazza Cordusio, a due passi dal cuore del capoluogo lombardo, piazza Duomo, la multinazionale del caffè taglierà il nastro del più grande negozio in Europa. Sarà una torrefazione, classe Reserve roastery, i negozi di fascia alta del colosso statunitense. Ce ne sono altri due al mondo, a Seattle e Shanghai. L’Italia è da decenni nel mirino del fondatore di Starbucks, Howard Schultz. L’agiografia aziendale narra che nel 1971, durante un viaggio d’affari tra Milano e Verona, il patron di Starbucks sia rimasto folgorato dai bar e dalla tradizione del caffè. Impacchettata e trasformata in un format globale che oggi conta, ultimo bilancio alla mano, 28.720 negozi in 77 paesi del mondo.

Nonostante l’ispirazione sbandierata, Starbucks ha rimandato più volte l’investimento in Italia. La stessa apertura della torrefazione milanese, annunciata inizialmente per i primi mesi del 2017, è slittata di oltre un anno. La multinazionale del frappuccino approda in un paese dove il caffè ha riti ben scolpiti e una rete di 149.154 bar (dati Federazione italiana pubblici esercizi). Di cui il 16,9% proprio nella Lombardia in cui Starbucks muove i primi passi, tanto che il gigante sfodera come biglietto da visita una sorta del boutique del caffè.

L’uomo del mattone, che ha rimediato a Starbucks una vetrina nel cuore di Milano, ideale per attirare anche i turisti internazionali sempre più presenti in città, è Antonio Percassi. Il patron dell’Atalanta e presidente dell’omonimo gruppo immobiliare è il regista dello sbarco in Italia dei Lego Store e di Victoria’s Secret. E ha individuato negozi ad aziende come Gucci, Nike, Polo Ralph Lauren. Suoi sono i marchi Kiko, Madina, Womo e Bullfrog. Percassi avrà la proprietà e la gestione dei caffè di Starbucks in Italia.

Gli altri due alleati locali sono la panetteria Princi e il fondo Angel Capital management, che fa capo alla famiglia Moratti. Quest’ultimo ha tessuto le fila per insediare due forni targati Princi in altrettante torrefazioni di Starbucks, in Cina e negli Stati Uniti.

Il gigante del caffè ha chiuso il terzo trimestre del 2018 con ricavi per 6,3 miliardi di dollari, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Tuttavia sta aggiustando il suo modello di business. Nel 2019 ha pianificato di chiudere 150 negozi negli Stati Uniti, il triplo rispetto alla media, per far fronte al calo delle vendite. In Cina ha stretto un patto con il colosso dell’ecommerce Alibaba per consegnare a domicilio il caffè e arginare la concorrenza di Luckin Coffee, catena locale esplosa in meno di un anno, nonostante sia confermato l’obiettivo di seimila insegne con la sirena bicaudata entro il 2030. Infine ha siglato un contratto da 7,15 miliardi con Nestlé per commercializzare caffè targato Starbucks fuori dai negozi.

L’Europa resta tra i mercati più piccoli per Starbucks. Nel terzo trimestre dell’anno la regione Emea (Europa, Medioriente e Africa) ha generato 275,4 milioni di dollari di ricavi. Cifre lontane dai miliardi macinati tra Americhe e Asia. La campagna italiana ha traguardi ambiziosi, un anno fa Percassi ha dichiarato di essere pronto ad aprire fino a 300 negozi in sei anni. E sarebbe già in cerca di spazi a Torino.

Fonte: https://www.wired.it/economia/business/2018/09/04/starbucks-milano-apertura-inaugurazione-settembre/[:]

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