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Pd: Zingaretti per «governo di svolta»

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Sotto osservazione e mosse dei vertici di M5S e Pd

Dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte, la fine dell’Esecutivo giallo verde per mano di Matteo Salvini e l’avvio ufficiale della crisi di governo, oggi occhi puntati

 sul Quirinale e sulle consultazioni con i partiti per capire chi vuole il voto e chi no e chi è disponibile ad appoggiare un nuovo Esecutivo. Sotto osservazione anche M5S e Pd, in vista di un possibile accordo per una nuova maggioranza. In mattinata, la direzione dem riunita al Nazareno ha dato il mandato al segretario Nicola Zingaretti di aprire una trattativa per verificare la possibilità di «un governo di svolta per la legislatura», in «discontinuità» col precedente. L’ordine del giorno è per stato votato acclamazione all’unanimità.

I punti per trattare del segretario dem
«Il problema non è l’esercizio provvisorio, ma la manovra mostruosa che abbiamo davanti» e che ammonta ad almeno 23 miliardi, ha spiegato Zingaretti nella sua relazione. «Togliamoci dalla testa che trovare 23 miliardi sia facile, per questo la manovra è il primo punto del confronto» con i pentastellati, ha aggiunto illustrando la sua piattaforma per trattare la nascita di un nuovo governo. Questa è articolata su cinque punti: l’appartenenza leale all’Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento;nuovo modello di sviluppo basto sulla sostenibilità ambientale;
«svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori»
,con pieno protagonismo dell’Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti. Infine, «evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’Iva». Zingaretti pone anche alcune chiare condizioni “di metodo”: «Nessun accordicchio sottobanco ma alla luce del sole», per «costruire un programma possibile, condiviso da un’ampia maggioranza parlamentare».

Zingaretti: confronto su manovra, no a governo di transizione
Da escludere, secondo Zingaretti, l’idea di un «governo di transizione che porti al voto» perchè «sarebbe rischioso per i Democratici e anche per il Paese. Ora tocca a noi muoverci e indicare una strada. Dentro il percorso di consultazione dobbiamo dare la disponibilità se c’è la possibilità di una nuova maggioranza parlamentare in grado di dare risposte serie ai problemi del Paese». Un eventuale nuovo governo deve sunque essere «di svolta, di legislatura» altrimenti «è meglio andare alle urne», ha concluso il segretario che ha ribadito anche la richiesta di «discontinuità, nelle politiche e negli assetti», come requisito necessario del nuovo governo. Intervistato da Sky Tg24 Zingaretti ha poi escluso l’ipotesi di nun Conte bis, sottolineando «la necessità di nuovo governo, di un altro governo che chiuda una stagione che noi abbiamo combattuto».

Renzi: «Si tratta di scegliere tra governo o elezioni»

Nessun dubbio sulla linea politica da seguire anche per l’ex premier e leder ombra dem Matteo Renzi. «Mi pare che il Pd abbia una posizione molto chiara sul governo di legislatura. La mia proposta di governo istituzionale è stata rilanciata da alcuni, Bettini e altri, ma mi pare che Zingaretti abbia detto una cosa molto chiara. Ha detto: io ci sto se c’è un governo solido, forte, di ampio respiro. Questo però se la devono vedere il Pd e i 5 Stelle, io non sono più il segretario del Pd», ha spiegato Renzi a “Radio anch’io” (Radio 1 Rai). Oggi, ha aggiunto, l’opzione non è tra un governo istituzionale o di legislatura, «ma tra le elezioni – un’ipotesi ancora in campo – o governo. Si tratta di scegliere». In attesa di ulteriori segnali di possibile convergenza da parte del Pd il capo politico pentastellato ha comunque smentito stamani le ricostruzioni della stampa relative a un suo colloquio telefonico con Zingaretti. «Al contrario – sottolinea una nota M5S – sono invece numerose le sollecitazioni che il M5S riceve in queste ore da più parti…».

Salvini: al lavoro su flat tax, misura impossibile con il M5S 
Sul fronte Lega, il leader Salvini ha incontrato i deputati a Montecitorio per fare il punto dopo le dimissioni del premier Conte. «Se si va al voto, subito dopo è possibile approvare una manovra che non si limiti a sterilizzare l’Iva ma arriva ad abbassare le tasse agli italiani», ha spiegato Salvini, ancora deciso a chiedere a Mattraella l’immediato ritorno alle urne. «Abbiamo idee – ha aggiunto – che con il M5s non era possibile realizzare, a partire dalla flat tax. Categorie economiche si stanno esprimendo e sono contro manovre che alzano le tasse. Sento parlare di patrimoniale, precarietà. Il Pd si accontenta di sterilizzare l’Iva, a noi non basta, le tasse vanno abbassate».

Consultazioni serrate: tutto in due giorni
Il calendario delle consultazioni reso noto dal Colle prevede per oggi pomeriggio a partire dalle 16 il faccia a faccia del capo dello Stato con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati e a seguire con il presidente della Camera Roberto Fico. Il presidente emerito della Repubblica Sergio Napolitano, assente da Roma, verrà sentito telefonicamente. Nel pomeriggio alle 17.30 via alla prima tranche dei colloqui con i partiti politici: in scaletta i gruppi parlamentari “per le autonomie” e Misto del Senato, poi il gruppo Misto della Camera, e in chiusura, alle 19, salirà sul Colle a colloquio la delegazione di Liberi e Uguali. Domani la giornata clou, con la sfilata dei big. Si parte alle 10 con Fratelli d’Italia. Poi il Partito democratico (ore 11.00) e Forza Italia (ore 12.00). Nel pomeriggio alle 16.00 e alle 17.00 l’appuntamento con le due forze politiche protagoniste della crisi di Governo: la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio.

Approfondimento: Il Sole 24 Ore

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