Mer, 05 Agosto
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“IRI”, A RI-ECCOLO. CITTADINI COME “BANCHE” PER AZIENDE FALLITE

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La sinistra conferma di non sapere da che parte cominciare, quando si tratta di economia. Sono cambiati i volti ma le idee sono sempre le stesse: la più classica è nazionalizzare aziende defunte a spese dei contribuenti. Per poi fare il 3X2 coi finanzieri amici

Il ministro Patuanelli vuole rifondare l’IRI, non trovando altre soluzioni per ILVA e Alitalia. Bella fantasia. Mettere le aziende in fallimento a carico degli italiani è sempre un piacere. I sindacati, figuriamoci, gongolano e sbavano. Magari poi arriva un altro Prodi che la smembra e la svende ai compagnucci di sinistra, con tanti saluti agli sforzi dei contribuenti. Ci sono aziende che prosperano e aziende che falliscono, nel primo caso il merito non è della politica, nel secondo caso la colpa, sì. Poi ci sono quelle che pur fallite continuano ad essere tenute in vita: Alitalia è già costata miliardi ai cittadini.

Nel frattempo è anche uscito il rapporto “Paying Taxes 2020”, secondo cui il carico complessivo che grava sulle nostre imprese è pari al 59,1% (contro 38,9% media europea). Si abbassasse la pressione fiscale sugli imprenditori, altro che salvare i morti. Le aziende hanno già un socio occulto di maggioranza, che è lo Stato, che vive alle loro spalle come un parassita. Ci manca solo un’altra IRI per completare la nefandezza. Tenendo conto, poi, della grande abilità di questo governo e dei suoi inetti rappresentanti, sarebbe come mettere un lanciarazzi in mano a un bambino… BOOM!

 

Matteo Valléro – direttore Business24

vignetta: Danilo Santini

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