Mer, 29 Settembre
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I nonni che reggono l’economia italiana

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Le pensioni degli anziani permettono a molte famiglie di andare avanti. Il loro “lavoro” varrebbe più di 2.000 euro, eppure molti non arrivano a 1.000

“Auguri nonno, e cento di questi giorni!” Facciamo pure duecento, anzi… ti metto nel freezer, parafrasando il titolo di una famosa pellicola italiana. No, oggi non è la festa nazionale dei cari progenitori, e nemmeno il compleanno del mio, che, anzi, non ho mai avuto il privilegio di conoscere. E’ bensì l’auspicio che molte famiglie italiane stanno sicuramente traendo in questo periodo di crisi economica, come dimostra una ricerca Istat.
Perché dove non arriva il welfare dello Stato, arrivano i nonni. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, “per quasi 7 milioni e 400 mila famiglie” le pensioni “rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile e nel 21,9% dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito”. Addirittura “la presenza di un pensionato all’interno di famiglie ‘vulnerabili’ (genitori soli o altre tipologie) consente quasi di dimezzare l’esposizione al rischio di povertà”. Altro che reddito di cittadinanza!
Non a caso, tornando alla freddura iniziale (scusate il gioco di parole), sono all’ordine del giorno i casi di cronaca che ci raccontano drammatiche vicende di illeciti compiuti da figli senza scrupoli, che pur di continuare ad incassare l’assegno del de cuius, occultano il corpo del vecchietto. Per l’appunto, anche la cinematografia ha attinto spesso da queste vicende per commedie degli equivoci, come l’esilarante “Andiamo a quel paese” di Ficarra e Picone, nel quale i due, per sfruttare il reddito passivo, arrivano ad ospitare in casa decine di parenti e riscuoterne la pensione.
Come si suol dire: ridiamo per non piangere. Purtroppo la situazione reale che ci restituisce il paese è tutt’altro che divertente. Quello del nonno, infatti, sarebbe da considerare un vero e proprio lavoro, che, come riporta Adnkronos citando un noto portale di servizi, se fosse retribuito dovrebbe valere 2.250 euro al mese. Accompagna i ragazzi a scuola (autista), rassetta casa (colf), aggiusta e ripara (idraulico/elettricista), cucina (cuoco), aiuta a fare i compiti (ripetizioni), offri una spalla su cui piangere (psicologo), e chi più ne ha più ne metta. Direi 2000 euro ben guadagnati!
Eppure, tornando alla ricerca Istat, “il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro, con un’ ampia disuguaglianza di reddito tra i pensionati: al 20% con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva”. A cui si aggiunge la beffa del fenomeno vergognoso delle pensioni d’oro dei politici, tutt’ora irrisolto.
Gli anziani non sono, dunque, solo un patrimonio culturale e affettivo, ma una vera e propria àncora di salvezza in momenti di difficoltà, trasformandosi in un’istituzione economico-sociale. Ricordiamocene, ascoltiamoli quando ci parlano e restituiamo loro almeno un sorriso: è l’unica valuta che accettano.

 

di MATTEO VALLÉRO
Direttore editoriale Business24

Articolo pubblicato oggi sul quotidiano LA VERITA’ – rubrica IL CAPITALE[:]

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