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Svimez lancia l’allarme: “Il lockdown costa 47 miliardi al mese”

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Il Pil nel 2020 si ridurrà dell’8,4%

Il lockdown italiano costa 47 miliardi al mese al Paese, 37 al Centro-Nord e 10 al Sud. A fare i conti del blocco deciso dal Governo per fronteggiare la pandemia da Covid-19 è uno studio di Svimez che calcola che il prezzo pro capite della sospensione della vita produttiva è in media di 788 euro, 951 al Settentrione e al Centro contro i 473 nel Meridione. Dal report emerge infatti che l’emergenza sanitaria colpisce più il Nord, ma il Sud rischia di accusare una maggiore debolezza nella fase generale della ripresa perché sconta inevitabilmente la precedente lunga crisi, prima recessiva, poi di sostanziale stagnazione.

Svimez stima che oggi ci sono oltre 5 impianti fermi su 10 in Italia.I settori più colpiti sono l’industria, le costruzioni, i servizi ed il commercio.  La perdita complessiva di fatturato è di oltre 25,2 miliardi sul territorio nazionale, 12,6 al Nord, 5,2 al Centro e 7,7 nel Mezzogiorno. Una distribuzione territoriale simile si osserva per le perdite di reddito operativo: circa 4,2 miliardi totali, di cui 2,1 al Nord, quasi 900 milioni circa al Centro e 1,2 milioni nel Mezzogiorno. La perdita di fatturato per mese di inattività ammonta a 12 mila euro per autonomo o partita iva, con una perdita di reddito lordo di circa 2 mila euro, 1.900 e 1.800 per mese rispettivamente nelle tre macroaree.

Secondo i dati di Svimez, il Pil italiano nel 2020, considerando una ripresa delle attività nella seconda parte dell’anno e il solo impatto del decreto Cura Italia, si ridurrà dell’8,5% al Centro-Nord e del 7,9% nel Mezzogiorno. Il Cura Italia compensa infatti solo il 30% delle perdite subite dai lavoratori autonomi, i più colpiti dall’emergenza, quelli più a rischio povertà. Attualmente sono fermi in Italia circa 2,5 milioni di lavoratori indipendenti: oltre 1,2 milioni al Nord, più di 500 mila al Centro e quasi 800 mila nel Mezzogiorno. “La maggiore precarietà del mercato del lavoro meridionale rende più difficile assicurare una tutela ai lavoratori, precari, temporanei, intermittenti o in nero, con impatti rilevanti sulla tenuta sociale – viene spiegato nel rapporto. – Il Cura Italia ha esteso gli ammortizzatori sociali a una platea di 14,7 milioni di dipendenti privati ma rimangono privi di tutela circa 1,8 milioni lavoratori privati dipendenti, di cui 800 mila lavoratori domestici e circa 1 milione di lavoratori a termine, che pur avendo lavorato in passato non erano occupati il 23 febbraio“.

Per Svimez si tratta di una platea cui occorre dare risposta con uno strumento universale di tutela dalla disoccupazione. Inoltre, oltre ai circa due milioni di lavoratori irregolari, è possibile stimare circa 800 mila disoccupati in cerca di prima occupazione che per effetto della crisi non potranno accedere al mercato del lavoro nei prossimi mesi, soprattutto al Sud.

di: Maria Lucia PANUCCI[:]

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