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Fase 2, Patuanelli: “Ragioniamo sulla regionalizzazione delle riaperture”

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Confindustria critica e le Regioni si dividono

Il Coronavirus divide l’Italia: calano i contagi ma la diffusione del virus appare sempre più differenziata territorialmente. Ed ecco allora che il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, studia un ripartenza scaglionata, per Regioni. “Si può ragionare su una regionalizzazione delle riaperture, nelle Regioni che hanno meno persone positive è più facile tracciare i contatti“, ha detto. L’intenzione dell’esecutivo è quella di fornire uno schema su base nazionale, ma senza ignorare lo stato del contagio, diverso da un territorio all’altro, consentendo quindi riaperture più celeri nelle zone con un rischio più ridotto.

Le critiche, neanche a dirlo, non sono mancate, anzi sono arrivate da più fronti. Walter Ricciardi del comitato esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e consulente del ministro della Salute, frena sull’inizio della Fase 2.  “È assolutamente troppo presto – ha detto a Sky Tg24. –I numeri, soprattutto in alcune Regioni, sono ancora pieni di una fase 1 che deve ancora finire. È assolutamente importante non affrettare e continuare“.

Duro il commento del neopresidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che senza mezzi termini ha detto: “Siamo in ritardo, studiare un modello di ripartenza da qui al 4 maggio non è semplice. La salute passa anche dal lavoro“. E sulla task force guidata da Vittorio Colao ha aggiunto: “La task force ci ha lasciati un po’ perplessi perché se si parla di riprendere le attività avrebbe fatto piacere che almeno un imprenditore fosse componente di questa task force“.

Del tutto diverso il tono del presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini, che si rimette alla decisione del Governo: “L‘apertura di nuove attività produttive la decide solo il governo, le Regioni possono solo decidere restrizioni. Noi siamo pronti, dal 27 aprile o dal 4 maggio, a immaginare che alcune attività produttive possano riaprire“.

Le entità locali reagiscono invece ciascuna a modo proprio. Non crede per esempio nella riapertura di alcune regioni prima delle altre, in particolare prima della Lombardia, il governatore Attilio Fontana, anche se su questo si rimette a quello che diranno i tecnici. “Le decisioni saranno prese tutti insieme sulla base delle valutazioni dei tecnici a tutela della salute ma non credo che si possa arrivare a quello perché l’Italia potrebbe rimanere zoppa“, ha spiegato. E sull’ipotesi invece che qualche Regione decida di chiudere i confini, come ha minacciato di fare il presidente della Campania Vincenzo De Luca, si è limitato a dire “mi auguro che sia stato male interpretato“.

Su quest’ultima questione duro è stato invece il commento del governatore del Veneto Luca Zaia: “Se alcuni presidenti chiudono i confini regionali allora fanno loro l’autonomia, non è Nord contro Sud, è Sud contro Nord“.

Il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, invita all’unità.  “È importante che ora Governo e Regioni, con la comunità scientifica, lavorino insieme con un obiettivo comune: riaprire nei tempi giusti, in piena sicurezza – ha scritto su Facebook. – È possibile farlo, senza polemiche. Ora occorrono le linee guida nazionali su come riaprire per permettere alle Regioni di dare a famiglie e imprese certezze su comportamenti e provvedimenti da adottare. Un altro passo avanti da fare insieme come sistema Paese per organizzare la rinascita“.

Sulla stessa linea il governatore della Liguria, Giovanni Toti: “Abbiamo chiesto linee guida nazionali perché l’Italia è una, ma anche un margine di autonomia: è evidente che le esigenze sono diverse e non si può pensare di gestire in ugual modo dalle funivie della Valle d’Aosta ai vigneti di Pantelleria“.

di: Maria Lucia Panucci[:]

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