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Istat, crollo dei consumi del 10% se il lockdown si estende fino a giugno

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Nello specifico l’effetto sull’economia si vedrà nei prossimi mesi

Un crollo dei consumi fino al 10%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%. E’ quanto stima l’Istat nel caso in cui la limitazione delle attività produttive si estenda fino a giugno.

Nello specifico l’Istituto paventa due possibili scenari: il primo prevede lo stop solo nei mesi relativi a marzo ed aprile ed in questo caso il lockdown determinerebbe, su base annua, una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%, con una diminuzione del valore aggiunto generato dal sistema produttivo italiano pari all’1,9%. Nel caso invece del secondo scenario, quello più pessimistico che prevede invece un fermo ancora fino a giugno, la riduzione dei consumi sarebbe maggiore, circa del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%. I comparti dell’alloggio, ristorazione e del commercio, così come quelli legati alla socializzazione, oltre che trasporti e logistica subirebbero le contrazioni più forti, mentre le conseguenze sui settori che producono beni d’investimento e sulle costruzioni sarebbero meno incisive. Ovviamente per avere dati più certi bisognerà aspettare i provvedimenti riguardanti la Fase 2.

Già marzo da solo è stato piuttosto nero per i consumi che secondo Confcommercio sono crollati del 31,7% (leggi qui).

Discorso a parte per il turismo. In base alle evidenze dei primi dati trasmessi dalle Regioni emerge che a febbraio, mese in cui sono stati registrati i primi casi di contagio da Covid-19 in Italia, si è registrato un calo generale del numero totale nelle strutture ricettive del 15% rispetto allo stesso mese dell’anno 2019, con una flessione per la componente estera più consistente (-18,5%). È del tutto evidente che nel mese successivo e anche ad aprile i flussi turistici si sono pressoché azzerati.

Il settore che sta comunque soffrendo di più per il lockdown è senza dubbio quello dell’industria: quasi i due terzi delle imprese del Paese hanno dovuto sospendere la propria attività. La chiusura ha penalizzato soprattutto le imprese esportatrici (con lo stop del 64% dell’export complessivo). Elevata anche l’incidenza sul terziario, la cui attività è interrotta per il 43,8% delle imprese di questo settore. La sospensione delle attività ha inciso in particolar modo nel Nord-est (dove il 50,1% dell’occupazione afferisce ad attività sospese) e del Nord-ovest (43,3%), mentre la quota è via via inferiore nel Centro (41,3%), nel Sud (41,1%) e nelle Isole (33,6%).

di: Maria Lucia PANUCCI[:]

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