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Atlantia, offerti quasi 3 miliardi per sbloccare il dossier Aspi

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Nel 2019 utile a 136 milioni dai 775 dell’anno precedente

Il gruppo Atlantia chiude il 2019 con un utile a 136 milioni di euro, in diminuzione di 639 milioni di euro rispetto al 2018 (775 milioni di euro). A comunicarlo è la stessa società, aggiungendo che il margine operativo lordo (EBITDA) è pari a 5,727 miliardi di euro, con un incremento di 1,959 miliardi di euro rispetto al 2018, “attribuibile essenzialmente al maggior contributo del gruppo Abertis (3,186 miliardi di euro) parzialmente compensato dai maggiori accantonamenti di Autostrade per l’Italia“.

Il bilancio 2019 di Atlantia fa quindi i conti con il caso Autostrade per l’Italia. Il gruppo punta a chiudere il contenzioso sulla revoca della concessione mettendo sul piatto 2,9 miliardi di euro. Il gruppo ha infatti comunicato di aver inviato una lettera al ministero delle Infrastrutture e di aver predisposto un accantonamento di 1,5 miliardi di euro di Autostrade per l’Italia dicendosi disponibile a farsi carico di nuovi impegni economici per abbassare le tariffe autostradali del 5% e sostenere lo sviluppo infrastrutturale del Paese. Oltre a questo sono stati inseriti 700 milioni per le spese di manutenzione da qui al 2023 e ulteriori 700 milioni da destinare a supporto della comunità di Genova per la realizzazione del nuovo ponte sul Polcevera.

Atlantia ha anche sottolineato che qualsiasi coinvolgimento di potenziali nuovi co-investitori, italiani o stranieri in Aspi sarà possibile solo dopo il raggiungimento di un accordo con il Governo e solo dopo la fissazione di una cornice per le tariffe e la concessione, riferendosi alle indiscrezioni di stampa che hanno riportato l’ipotesi di un ingresso nel capitale del fondo infrastrutturale F2i fino ad una quota di controllo. “In questa fase siamo disponibili ad avere solo partner di minoranza, avendo noi l’88% di Aspi, per il futuro si vedrà“, ha precisato però l’amministratore delegato di Atlantia, Carlo Bertazzo, in conference call con gli analisti.

Intanto dal canto suo Autostrade continua a pagare lo scotto di un profilo finanziario definito “spazzatura” dalle agenzie di rating. La società è a caccia di liquidità e per questo si sta muovendo in due direzioni. Da un lato sta guardando all’opportunità di rivolgersi a Sace, come previsto dal Dl liquidità per le società che non distribuiscono la cedola, e dall’altro ha avviato un confronto con Cassa Depositi e Prestiti. Il gruppo ha in essere con Cdp due linee di credito per complessivi 1,3 miliardi ancora non “attivate”. L’idea di Autostrade sarebbe di chiedere qualche centinaio di milioni ma al momento Cassa sta verificando che non esistano elementi “ostativi” all’erogazione dei denari. In proposito, oltre al giudizio delle agenzie di rating pesano anche le prospettive di poco traffico per l’emergenza Covid-19.

di: Maria Lucia PANUCCI

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