Mar, 27 Ottobre
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La Germania detta (ancora) legge e mette la Bce dietro la lavagna

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L’Istituto non replica alla Consulta tedesca ma prende solo atto della decisione

Ancora una volta è la Germania a dettare legge. Nella sentenza con cui dichiara il Qe di Mario Draghi legale ma parzialmente incostituzionale, l’Alta Corte di Karlsruhe ha attaccato frontalmente il tribunale del Lussemburgo e ha dato un ultimatum di tre mesi alla Bce per fare “chiarezza” sul programma d’acquisto di titoli pubblici lanciato dall’ex Governatore italiano nel 2015 e riproposto in questi giorni da Christine Lagarde (Pspp). Tre mesi di febbrili trattative politiche dalle quali dipenderà la tenuta dell’Europa.

Quello di ieri è un affronto mai visto, diciamolo pure, sia all’indipendenza dell’Eurotower, sede della Banca Centrale Europea, sia all’autonomia della Corte di Giustizia che arriva dal presunto cuore pulsante dell’Unione. E’ come se la Germania avesse messo dietro la lavagna la Bce con un monito del tipo: “Non vi azzardate a spendere ancora, voi dovete solo sorvegliare le politiche monetarie e non deciderle, altrimenti noi tedeschi ci rimettiamo”. La sostanza è questa. I tedeschi hanno intimato all’Istituto di spiegare che cosa si sono messi in testa, per inibire l’acquisto di titoli di Stato.

E da parte della stessa Bce una vera e propria risposta a quanto accaduto non c’è stata. La Banca centrale europea ha sottolineato di aver preso atto della pronuncia della Corte Federale Costituzionale Tedesca sul programma di acquisti di titoli settore pubblico PSPP ma “rimane pienamente impegnata nel fare tutto quello che sia necessario, nell’ambito del proprio mandato, ad assicurare che l’inflazione salga su livelli coerenti con gli obiettivi di medio-termine e che la politica monetaria intrapresa in vista dell’obiettivo della stabilità dei prezzi sia trasmessa a tutti i settori dell’economia e a tutte le giurisdizioni dell’Eurozona“. Nella prima replica non c’è traccia quindi di una risposta al fatto che i giudici tedeschi, pur riconoscendo che il quantitative easing non viola il divieto di finanziamento monetario, hanno accolto una parte del ricorso che mette sotto accusa i colleghi della Corte Ue che non hanno valutato adeguatamente se il piano di acquisti rispetta il principio della proporzionalità tra costi e benefici.

E’ chiaro che in questo momento la Bce è più debole ed il rischio che i soldi promessi con il Recovery Fund non arriveranno mai è più che concreta perché decidono i tedeschi sempre e comunque. E questo lo abbiamo già visto nelle varie riunioni che ci sono state per decidere quali strumenti adottare per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Forse sarà la stessa Germania a dividere l’Europa con la sua voglia di dittatura. Ed ha anche ragione chi a casa nostra dice che non siamo servi dei tedeschi, come Giorgia Meloni. “La BCE non è di proprietà tedesca, è anche dell’Italia, visto che ne possediamo il 14% e visto che le abbiamo delegato il potere di emettere moneta. In questa fase di emergenza la BCE deve fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: immettere liquidità e acquistare illimitatamente titoli di Stato, altrimenti non sappiamo cosa farcene di questa BCE e di questa Unione Europea. Se ad altri sta bene vivere da servi dei tedeschi, problemi loro, noi difenderemo con ogni mezzo la libertà e la sovranità del popolo italiano”.

di: Maria Lucia PANUCCI

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