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Turismo, a rischio 40 mila imprese e 184 mila posti di lavoro

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Il peggior bilancio dal 1995

Il Coronavirus continua a lasciare segni pesantissimi sul turismo, uno dei settori più colpiti in Italia per la pandemia. Secondo un’indagine di Demoskopika oltre 40 mila imprese del comparto rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di oltre 184 mila posti. Già nei primi tre mesi dell’anno il saldo tra le imprese iscritte e quelle cessate è di quasi 7 mila unità in meno, contro i 6 mila del primo trimestre 2019, Si tratta del peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico dal 1995 a oggi.

Migliaia di posti di lavoro nel comparto turistico – spiega il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – sono appesi al filo di un integrato piano di provvedimenti che deve sostenere il sistema a superare la crisi in tempi rapidi. Un organico pacchetto di misure che, almeno a oggi, stenta a vedere la luce e senza il quale sarà difficile coprire le insolvenze e scongiurare i fallimenti degli operatori della filiera”. Secondo il presidente “è necessario mettere in campo un piano integrato suddiviso in alcune sezioni attuative. In primo luogo, misure di sostegno economico per gli adeguamenti sanitari necessari alla ripartenza in sicurezza (suddivisione spazi comuni per il distanziamento sociale, ammodernamento tecnologico per self-check in, sanificazione locali, etc.). In secondo luogo, occorre strutturare provvedimenti mirati a sostenere la liquidità delle imprese del comparto anche mediante finanziamenti a “tasso zero” e a fondo perduto, buoni vacanza per le famiglie o detrazione della spesa dei soggiorni, smobilizzo immediato dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione oltre a modalità di sgravio fiscale e contributivo. In terzo, luogo, puntare a valorizzare i sistemi turistici regionali tempificando le azioni di promozione in relazione ai differenti gruppi di turisti (identitari, esterofili, nazionalisti e stranieri). Ciò – conclude – va realizzato in costante condivisione tra i vari livelli istituzionali per scongiurare che l’inevitabile competizione già in atto tra i sistemi turistici regionali possa generare livelli qualitativamente discriminanti“.

di: Maria Lucia PANUCCI

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