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Coronavirus, ecco la nuova grande guerra tra poveri e ricchi

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Si gioca sulla pelle dei cittadini dei paesi presi di mira per il lauto profitto di pochi cinici player

Più numerose delle vite umane perse a causa del coronavirus sono le vittime della conseguente crisi economica. Tutti abbiamo perso denaro, molti il lavoro, nessuno ha tratto profitto da tutto ciò.

Affermazione vera fino a un certo punto: qualcuno che ne ha tratto profitto c’è. Oltre ai soliti noti segmenti, ci sono gli speculatori finanziari, non soltanto trader professionisti solitari, ma anche banche d’investimento, broker, hedge fund. In questa nuova grande guerra tra poveri e ricchi, esistono oggi dei nuovi territori su cui si combatte e delle nuove armi con cui si uccide: si chiamano spread, mercati OTC, rating, strumenti derivati. Da una parte ci sono solo morti, dall’altra solo brindisi, lascio a voi indovinare chi sta da quale parte.

Le agenzie di rating sono società private che percepiscono guadagni per i giudizi che emettono. Queste società sono le stesse che assegnarono la “tripla A” alla banca americana Lehman Brothers, quattro mesi prima che dichiarasse bancarotta, innescando l’effetto domino della crisi del 2008. Sono loro che oggi giudicano l’Italia “tripla B negativo”, un gradino sopra la spazzatura, due sopra il default.

A proposito di default, nel quasi silenzio dei media occidentali l’Argentina sta per finire di nuovo in questo girone dantesco, e quel fiero popolo proprio non se lo merita.

Si gioca sulla pelle dei cittadini dei paesi presi di mira, per il lauto profitto di pochi cinici player, attraverso “semplici” click su un monitor: sono le famigerate “vendite allo scoperto” o “short selling”, con gli strumenti derivati, come la famiglia degli “swaps”, contratti di vendita che permettono ai trader di agire sul mercato con potenti leve (investire 1 pesando 10), senza di fatto possedere i titoli che vendono, presi in prestito da broker che in cambio di una provvigione cedono queste posizioni che gli speculatori “scommettono” che andranno al ribasso. Queste speculazioni sono le stesse che videro protagonista il sedicente filantropo ungherese George Soros che nel 1992 vendette allo scoperto miliardi di dollari contro Lira italiana e Sterlina inglese.

Non a caso la Consob, il 18 Marzo 2020, ha vietato gli short su un plateau di titoli della borsa italiana per tre mesi, ma fatta la legge trovato l’inganno, il ban non si applica ai “market maker”, quindi basta operare tramite questi per aggirare il problema.

Non saremo davvero liberi e non avremo un mercato pulito e leale fintanto che queste operazioni che non esito a definire criminali non saranno abolite da tutti i mercati, OTC inclusi, e spazzati via dalla faccia della Terra, insieme alla mentalità spietata di sopraffazione che li accompagna. O si vince tutti o tutti si perde, come vuole l’economia reale, perla rara e in via d’estinzione.

di: Matteo VALLÉRO

Direttore editoriale Business24

articolo uscito nella rubrica IL CAPITALE sul quotidiano La Verità di ieri 14 Maggio 2020[:]

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