Mar, 27 Ottobre
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Coldiretti, giù i consumi dell’80% per il settore della ristorazione

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L’analisi arriva il secondo giorno delle grandi riaperture

Un crollo dei consumi pari a quasi l’80% si è registrato in ristoranti, pizzerie, trattorie e agriturismi per effetto delle mancate riaperture, ma anche per il ridotto afflusso della clientela che ha provocato un drastico taglio delle forniture alimentari rispetto alla norma. È quanto emerge da una stima della Coldiretti sull’inizio della Fase 2, proprio nel secondo giorno delle grandi riaperture.

Da ieri le città si sono rianimate, è tornato il solito traffico e c’è più gente sui mezzi pubblici. Gli esercizi commerciali, dai negozi di abbigliamento a quelli di calzature, dai parrucchieri ai centri estetici, ma anche ristoranti, bistrot, chiese, tutti si adoperano a predisporre la sanificazione dei locali e a distribuire gel igienizzanti, mascherine e guanti. Ma restano le difficoltà nel reperire con facilità il materiale previsto dalle normative vigenti per far fronte all’epidemia, per non parlare poi dei problemi economici legati al fatto che mancano i finanziamenti statali tanto promessi.

Secondo la Coldiretti a pesare sul calo delle ordinazioni di cibo e bevande è in molti casi la decisione di non riaprire ma anche il calo delle presenze per la chiusura degli uffici con lo smart working e l’assenza totale dei turisti italiani e stranieri. Un duro colpo per l’economia, visto che la spesa per il cibo fuori casa era il 35% del totale dei consumi alimentari per un valore di 84 miliardi di euro.

Le difficoltà della ristorazione hanno un effetto a valanga sull’agroalimentare con il mancato acquisto di cibi e bevande in industrie e aziende agricole. I settori più colpiti vanno dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.”Una partenza a rilento che riguarda anche i 24 mila agriturismi – ricorda la Coldiretti – spesso situati in zone isolate della campagna, che forse sono i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche”.

di: Maria Lucia PANUCCI

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