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Fca, la bufera sui prestiti statali non si placa

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Gualtieri assicura: “Con il prestito ci deve pagare investimenti in Italia”

Mentre arrivano dalla Fiat Chrysler Automobiles i dati neri sulle immatricolazioni e vendite di nuove auto ad aprile con un calo dell’87,7% rispetto allo stesso mese del 2019, non si placa la bufera politica sul prestito da 6,3 miliardi di euro alla casa automobilistica con le garanzie pubbliche. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri assicura che lo Stato ha chiesto impegni precisi alla società: condizioni aggiuntive e stringenti sugli investimenti, l’occupazione e il mantenimento della produzione in Italia. “Abbiamo detto a Fiat che con il prestito ci devono pagare investimenti in Italia e abbiamo detto no a delocalizzazioni. La garanzia dello Stato è legata a queste condizioni“, ha sottolineato.

Questo per rispondere ai sindacati e alle forze politiche che chiedono con forza che il prestito abbia come condizione imprescindibile l’impegno a garantire l’occupazione negli stabilimenti italiani. “Tutti i prestiti alle imprese, come quello richiesto da Fca, devono avere delle condizionalità precise: che siano finalizzati, che non ci siano delocalizzazioni, che vengano garantiti i livelli occupazionali, che non si chiudano stabilimenti“, aveva affermato il segretario generale della Cgll, Maurizio Landini. Per la Cisl la richiesta del prestito è assolutamente legittima ma occorre che ci sia in primo luogo l’impegno al mantenimento dei livelli occupazionali negli stabilimenti italiani. È necessaria anche la verifica puntuale da parte dello Stato che le risorse siano utilizzate esclusivamente per gli investimenti produttivi nel nostro Paese. Anche il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano dedica alla vicenda un lungo post di Facebook spiegando che “il Governo ha previsto nei vari decreti alcune condizionalità, e precisamente: avere sede legale in Italia, non distribuire i dividendi, impegnarsi a orientare quei finanziamenti a tutelare occupazione e capacità produttiva nel nostro Paese. “Fca oggi – osserva – non è (più) un campione industriale italiano ma una multinazionale con investimenti in tutto il mondo, sede legale a Londra e fiscale in Olanda. Nessuno, al di fuori di alcuni alti dirigenti dell’Agenzia delle Entrate e del management internazionale di Fca, conosce con esattezza come sono distribuiti i profitti delle varie filiali e come ripartisce il carico fiscale nei vari paesi in cui opera“.

Difendono la posizione del Governo il  M5S, ed il Pd . “Noi difendiamo l’Italia, lo sviluppo, il lavoro. Questo è il filo conduttore di tutte le nostre azioni. Mai come in questa fase è giusto e necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per favorire gli investimenti e salvaguardare l’occupazione in Italia“, ha spiegato Nicola Zingaretti. Concorda Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia che sottolinea che “vista la dimensione della richiesta e gli interessi occupazionali in gioco, spetta allo Stato mettere una condizione chiara: un piano di investimenti nel Paese e una strategia di rilancio adeguata al futuro dell’industria auto e all’attività degli stabilimenti italiani“.

Non ha invece dubbi sulla legittimità della richiesta di Fca Matteo Renzi: “Se chiede un prestito alle banche da 6.3 miliardi per investire in Italia e tenere aperte le fabbriche questa è una buona notizia. Evocare i poteri forti e gli interessi dei padroni è ridicolo. Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto“, ha spiegato.

di: Maria Lucia PANUCCI

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