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Cig, Unimpresa lancia l’allarme: “Conviene di più essere licenziati”

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Gli assegni erogati dall’INPS non arrivano al 50% dello stipendio di un operaio

La cassa integrazione è una vera beffa. Questo, almeno quello che emerge da un documento realizzato da Unimpresa secondo cui mediamente i lavoratori in cig per il Coronavirus  hanno ricevuto una retribuzione netta di 4 euro l’ora. Una cifra di gran lunga inferiore a quella della retribuzione ordinaria, che ha costretto i cassa integrati a stringere non poco la cinghia nel corso di questi mesi. In sostanza dal report emerge che i cittadini che hanno ricevuto la cassa integrazione hanno visto ridurre il proprio reddito di ben il 50%. Gli assegni erogati dall’Inps corrisponderebbero ad una cifra lorda di 938,89 euro che, al netto, fanno poco più di 750 euro. Calcolatrice alla mano, si tratta di una retribuzione netta di appunto 4 euro l’ora circa.

Per assurdo, nell’immediato sarebbe stato meglio essere licenziati piuttosto che essere messi in cassa integrazione. Magari nel medio-lungo periodo quest’ultima soluzione permetterà di non avere problemi quando si tornerà a lavoro e a produrre, ma in questi mesi di crisi piuttosto grave, l’assegno della NaSPI sarebbe stato ben più corposo.

Per andare incontro alle necessità dei lavoratori, e delle famiglie italiane, i rappresentanti di Unimpresa chiedono dunque al Governo di rivalutare l’opzione NaSPI. Come noto, infatti, al momento nessuna impresa italiana può mandare via un suo dipendente. E il decreto Rilancio ha prorogato a cinque mesi il divieto di licenziamento introdotto dal Cura Italia (leggi qui per approfondire). Una decisione questa che nei piani del Governo avrebbe dovuto proteggere i lavoratori dal rischio di licenziamento e che, invece, finisce per penalizzarli.

La NaSPI avrebbe infatti garantito a coloro che oggi si trovano in cassa integrazione un assegno superiore ai 1.200 euro mensili, dato che la nuova disoccupazione prevede che il lavoratore percepisca il 75% dello stipendio medio degli ultimi quattro anni fino a un massimo di 1.227,75 euro. Se la cifra dovesse eccedere questo massimale, il lavoratore riceverebbe un’ulteriore integrazione, fino a un massimo di 1.335,4 euro mensili. Insomma, quasi il doppio rispetto ai 750 euro della cig.

di: Maria Lucia PANUCCI[:]

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