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Dietro al Recovery Fund si nascondono nuove tasse europee?

Gentiloni frena: “L’Italia non può lasciarsi scappare questa opportunità”

La polemica contro l’Europa non si placa. Chiusa la questione del Mes (leggi qui per approfondire), ora l’opposizione di casa nostra, guidata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, si concentra tutta sul Recovery Fund studiato e presentato dalla Commissione UE. Anche se del pacchetto di aiuti da 750 miliardi all’Italia andrà la quota più alta ( 172,7 miliardi),  i leader della destra hanno comunque puntato il dito contro le risorse insufficienti messe a disposizione con il piano Von der Leyen. Se per Conte il Recovery Fund presentato dalla Commissione UE è un ottimo segnale per l’Italia, per il leader della Lega non è affatto così e frena ogni tipo di entusiasmo. Anzi, dietro il Recovery Fund, secondo Salvini, si nasconde la patrimoniale, tagli alle pensioni e nuove tasse europee. “Queste somme dovranno essere rimborsate con nuove tasse europee su consumi e produzione – ha spiegato il leader del carroccio. – Inoltre, essendo legate al meccanismo del semestre europeo, difficilmente saranno utilizzabili prima del 2021 e la loro disponibilità sarà subordinata a riforme strutturali. Appena passata l’emergenza, sulle macerie del Paese, ci aspettano nuovi attacchi alle pensioni e al welfare, oltre ad una tassa patrimoniale sui risparmi”.

Anche il Financial Times, i cui corrispondenti da Bruxelles hanno sempre notizie di primissima mano, ci informa che Ursula von der Leyen starebbe considerando “modi innovativi per finanziare i € 500 miliardi di debito” previsti dal piano franco-tedesco. Come? Attraverso l’imposizione di nuove tasse. Più precisamente si parla di “imposte ambientali” e altre forme di “prelievi societari”.

Intanto ci potrebbe essere un’imposta sulle imprese che traggono enormi benefici dal mercato unico europeo e che sopravviveranno alla crisi grazie al sostegno diretto e indiretto della Ue. In questo caso le entrate sono stimate in 10 miliardi di euro all’anno.

A quanto pare poi l’Ue sta lavorando all’interno dell’OCSE per una tassa globale sui giganti della tecnologia che vendono servizi su Internet. L’idea è che una tassa digitale applicata alle aziende con un fatturato superiore a 750 milioni di euro potrebbe generare fino a 1,3 miliardi all’anno per il bilancio Ue.

L’Unione vuole mettere anche una tassa sulle merci importate da Paesi che non hanno i suoi stessi ambiziosi obiettivi per la riduzione delle emissioni di CO2 per proteggere le aziende europee che dovranno rispettare gli standard più elevati. Le entrate stimate vanno da 5 a 14 miliardi di euro all’anno.

Poi si parla anche di una tassa sulla quantità di plastica non riciclata segnalata ogni anno a Eurostat. In questo caso le entrate stimate ammontano a 7 miliardi di euro all’anno.

Il commissario all’Economia Ue Paolo Gentiloni proprio poco fa ha confermato però che il nuovo fondo per l’emergenza non avrà condizionalità. “Il Recovery and Resilience facility non ha a che fare con condizionalità e intrusione di Bruxelles – ha detto -. E’ volontario, gli Stati membri si assumono la responsabilità della propria crescita. Certamente – ha aggiunto – il sostegno delle sovvenzioni è legato all’attuazione con successo delle politiche“.

Ed in merito all’Italia ha detto che questa è un’opportunità che il Paese non può lasciarsi scappare. “Credo che per l’Italia ci sia una grande opportunità ma anche responsabilità, perché l’Italia non avrà tante opportunità di investimenti di questa natura nei prossimi anni“, ha spiegato.

di: Maria Lucia PANUCCI

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