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Caporalato, Uber Italy commissariata per sfruttamento dei rider

Migliaia di migranti pagati 3 euro l’ora

Uber Italy commissariata per caporalato. La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria della filiale italiana del gruppo americano per lo sfruttamento di migliaia di lavoratori che per pochi spicci si fanno i chilometri in bici per consegnare il cibo a domicilio tramite Uber Eats, l’app dell’apposito servizio collegata al gruppo di noleggio auto.

Per i giudici di Milano, Uber, attraverso società di intermediazione di manodopera, avrebbe sfruttato oltre un migliaio di lavoratori su tutto il territorio nazionale, la maggior parte dei quali immigrati provenienti dai centri di accoglienza.

Secondo quanto ricostruito dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano questi rider venivano pagati tre euro l’ora, mentre Uber Italia pagava una cifra molto più elevata a due ditte, una società di intermediazione e una ditta individuale, che si occupavano di reclutare e gestire i lavoratori.

Per l’accusa, l’emergenza Covid e l’esplosione dei servizi di consegna a domicilio dovuta alla quarantena “potrebbe aver provocato anche reclutamenti a valanga e non controllati di fattorini, in un regime di sopraffazione di soggetti reclutati in una situazione di emarginazione sociale aggravata dall’emergenza sanitaria a seguito della quale l’utilizzo dei rider è progressivamente aumentato a causa dei restringimenti alla libertà di circolazione“.

Gli indici di sfruttamento valutati dai magistrati sono essenzialmente due: lo sfruttamento lavorativo e l’approfittamento dello stato di bisogno. La società che lavorava per conto di Uber Italy, infatti, procacciava lavoratori quasi tutti provenienti da “zone conflittuali del pianeta (Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh e altri) e la cui vulnerabilità è segnata da anni di guerre e povertà alimentare“, si legge nel testo. Il giudice ha considerato anche il “forte isolamento sociale in cui vivono questi lavoratori che offre l’opportunità di reperire lavoro a bassissimo costo, poiché si tratta di persone disposte a tutto per sopravvivere, sfruttate e discriminate da datori di lavoro senza scrupoli“.

Sotto inchiesta è finita anche la società di intermediazione.

di: Maria Lucia PANUCCI[:]

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