
Gli uomini ed i residenti del Nord trovano più lavoro dopo la laurea ma la metà dei nostri cervelli punta all’estero
Negli ultimi 15 anni le università hanno perso oltre 37 mila matricole, con una contrazione dell’11,2%. Il calo più evidente si riscontra al Meridione con cali che arrivano fino al 23,6%, soprattutto per quanto riguarda i contesti familiari meno favoriti. A rilevarlo è il Rapporto AlmaLaurea 2020 presentato oggi nella sede del Mur con il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi.
L’età media alla laurea nel 2019 è pari a 25,8 anni: 24,6 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per i magistrali a ciclo unico e 27,3 anni per i laureati magistrali biennali. “L’età alla laurea è, quindi, diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli ultimi anni: l’età media era infatti 27,1 anni nel 2009, di oltre un anno più elevata rispetto alla situazione attuale“, si legge in una nota.
La regolarità negli studi, che misura la capacità di concludere il corso prescelto nei tempi previsti dagli ordinamenti, ha registrato negli ultimi anni un forte miglioramento. Se nel 2009 arrivava fino alla fine il 39,2% degli studenti, nel 2019 la percentuale raggiunge il 55,7%, in particolare il 61,0% tra i magistrali biennali, il 56,1% tra i laureati di primo livello e il 43,5% tra i magistrali a ciclo unico. Inoltre, se 10 anni fa a terminare gli studi con quattro o più anni fuori corso erano 15,8 laureati su 100, oggi si sono quasi dimezzati (8,1%). “Inoltre – si legge ancora – si registrano differenze rilevanti con riferimento alla ripartizione geografica dell’ateneo: a parità di condizioni, rispetto a chi si laurea al Nord, chi ottiene il titolo al Centro impiega il 12,5% in più e chi si laurea al Sud o nelle Isole il 19,8% in più“. Per quanto riguarda invece il voto medio di laurea è sostanzialmente immutato negli ultimi anni (103,1 su 110 nel 2019, stesso valore osservato nel 2009. Ma a laurearsi non solo solo italiani. Nei nostri atenei diventa dottore anche il 3,7% degli stranieri. Si tratta per lo più di giovani che provengono da famiglie immigrate e residenti in Italia. “Ben il 42,0% dei laureati di cittadinanza non italiana ha conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado nel nostro Paese: tale quota era il 28,2% nel 2011“, spiega il rapporto.
Per quanto riguarda il lavoro dopo il diploma si confermano le tradizionali differenze di genere e, soprattutto, territoriali: gli uomini hanno il 19,2% di possibilità in più di trovare un’occupazione dopo aver lasciato l’università rispetto alle donne e le possibilità aumentano se si viene dal Nord (+40% di possibilità rispetto a chi è meridionale). La retribuzione mensile netta a un anno dal conseguimento della laurea è, nel 2019, in media pari a 1.210 euro per i laureati di primo livello e a 1.285 euro per quelli di secondo livello.
Per questo metà dei nostri cervelli si trasferisce all’estero e secondo la ricerca di AlmaLaurea quasi il 32% degli intervistati si dice addirittura pronto ad andare in un altro continente. Si rileva una diffusa disponibilità ad effettuare trasferte anche frequenti (28,1%), ma anche a trasferire la propria residenza (48,1%) mentre solo il 3,1% non vuole muoversi.
di: Maria Lucia PANUCCI
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