
L’espansione più veloce avverrà in Nord America e Cina. Più sostenuta e lenta in Europa, Italia compresa
Il 5G sta riscuotendo un notevole successo e si sta diffondendo più in fretta di quanto abbia fatto il 4G. A dirlo è il Mobility Report di Ericsson che prevede che gli abbonamenti ai servizi che sfruttano le nuove reti saranno 190 milioni entro la fine dell’anno, quasi il doppio rispetto a quanto stimato dal gruppo svedese che prevedeva una soglia pari a 100 milioni.
Ma non è tutto perché il 5G corre molto in fretta e secondo le stime gli abbonati nel mondo saranno 2,8 miliardi entro la fine del 2025, pari a un terzo del totale. La tecnologia Lte-4G rimarrà dominante ma si sta avvicinando al proprio apice. Dovrebbe raggiungerlo nel 2022 quando supererà i cinque miliardi di sottoscrizioni, assorbendo parte degli utenti che abbandoneranno 2 e 3G che comunque, tra un lustro, costituiranno ancora un quinto degli abbonati.
La nuova tecnologia sta andando più spedita di quanto al suo esordio fece quella precedente. Se, dal momento del lancio, al 4G sono serviti poco meno di 6 anni per raggiungere quota un miliardo di abbonamenti, al 5G dovrebbero bastarne quattro e quindi il grande traguardo, secondo le stime potrebbe essere raggiunto nel 2024. “In questi mesi il merito – ha spiegato il responsabile delle reti Ericsson per Italia e Sud Est Mediterraneo Massimo Basile – è soprattutto della Cina, dove gli operatori hanno offerto pacchetti 5G ancor prima che le reti fossero attive. Ci aspettiamo che un’ulteriore spinta arrivi dai nuovi dispositivi che, verso la fine del 2020, permetteranno di sfruttare il 5G con prezzi più bassi, di 300-400 euro”.
Il 5G avrà comunque una diffusione diversa. Quella più rapida dovrebbe avvenire nel Nord America ed in Cina. Più lenta sarà invece l’espansione in Europa, Italia compresa: nel 2025 solo il 55% degli utenti avrà il 5G. Secondo Basile il ritmo più sostenuto è dovuto agli assetti di mercato: “In Europa c’è una maggiore frammentazione, con operatori che hanno passi differenti e il rilascio delle frequenze non contestuale da parte dei diversi Paesi”, ha concluso.
di: Maria Lucia PANUCCI
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