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Bayer offre 10,5 miliardi di dollari per chiudere quasi 100 mila azioni legali contro il diserbante che causerebbe il cancro

Si tratta del Roundup a base di glifosato di Monsanto, acquistato nel 2018. Restano aperti 25 mila contenziosi

L’intenzione è quella di chiudere la faccenda in fretta e di metterci una pietra sopra. L’azienda Bayer patteggia con 10,5 miliardi di dollari per chiudere 95 mila azioni legali negli Stati Uniti sul Roundup, il diserbante di Monsanto a base di glifosato, accusato di causare il cancro. Si tratta di una faccenda tutta privata perché Bayer ha ereditato il Roundup quando ha acquistato Monsanto nel 2018 per circa 65 miliardi di dollari.

La cifra del patteggiamento non è stata proposta a caso. Come spiega anche il New York Times include 1,25 miliardi di dollari per far fronte a potenziali richieste future da parte di utilizzatori del diserbante che potrebbero sviluppare il linfoma. Insomma si tratta di mettere le mani avanti. Ma non è tutto perché con parte di questi soldi verrà istituito un comitato di esperti indipendenti per rispondere alle domande in merito alla nocività del glifosato.

Secondo quanto rivela sempre il quotidiano americano, il maxi patteggiamento è stato molto complesso, in quanto si è trattato di chiudere accordi con ben 25 studi legali i cui clienti riceveranno importi differenti l’uno dall’altro. E questa manovra non risolve il contenzioso del tutto: restano infatti almeno 25 mila richieste di risarcimento da parte di persone che non hanno accettato di far parte dell’accordo.

In realtà c’è da dire che la questione di un eventuale legame diretto tra il glifosato e il cancro è molto complessa. Nel 2015 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha stabilito che la sostanza da sola “non presenta potenziale genotossico” e che “nessuna prova di cancerogenicità è stata osservata nei ratti o nei topi”. Ma non ha escluso del tutto la pericolosità. L’Efsa ha infatti riconosciuto che “il potenziale genotossico delle formulazioni a base di glifosato deve essere valutato e che la tossicità a lungo termine, la cancerogenicità, la tossicità riproduttiva e il potenziale di interferenza endocrina delle formulazioni dovrebbero essere chiariti”. Se lEfsa ci va cauta una posizione diversa l’ha invece assunta l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms secondo cui è stata constatata la presenza di “prove evidenti di genotossicità ed evidenze sufficienti di cancerogenicità per gli animali”.

Insomma la faccenda non è del tutto chiara, motivo per cui negli scorsi anni, in alcuni casi, l’azienda tedesca aveva perso delle cause avanzate da singoli ed era stata condannata a risarcimenti che avevano raggiunto anche i due miliardi.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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