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Recovery Fund, il Piano nazionale di riforma è pronto ad approdare in Cdm

Gualtieri: “Non c’è tempo da perdere, le risorse Ue vanno utilizzate al meglio”. Gli obiettivi vanno dalla riforma fiscale al salario minimo fino alla fibra ottica in tutte le scuole 

Il Piano nazionale di riforma sostenuto dal Recovery Fund è pronto e si appresta ad approdare in Consiglio dei ministri. Il Governo è al lavoro per accelerare i tempi sulla ripresa economica dell’Italia. “La crisi scatenata dalla pandemia è stata devastante, non c’è tempo da perdere per evitare una fase di depressione economica. Le notevoli risorse che ha messo in campo l’Unione Europea devono essere utilizzate al meglio“. Lo scrive il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in premessa al Piano nazionale di riforma (Pnr) che accompagna il Def. “Bisogna fornire alle famiglie e alle imprese tutto il sostegno necessario per una ripartenza sostenibile nel tempo e da un punto di vista sociale e ambientale, sospingendo gli investimenti produttivi e attuando riforme da lungo tempo attese“, ha aggiunto Gualtieri. 

Sono tanti i punti del Piano. L’alleggerimento della pressione fiscale è una delle componenti più importanti del programma di Governo e dopo il taglio del cuneo partito da luglio (leggi qui), il Governo sta lavorando a “una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta per disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale“. “Con la riforma – si legge nel testo – saranno anche razionalizzate le spese fiscali e, in particolare, saranno rivisti i sussidi ambientalmente dannosi“.

Non ci sarà alcun condono ma più controlli contro l’evasione fiscale. La riduzione del tax gap è infatti un obiettivo prioritario che sarà perseguito con il miglioramento della qualità dei controlli anche per impedire che i contribuenti fruiscano indebitamente degli aiuti in questa fase di emergenza.

Per il rilancio post-Covid si punterà anche ad incrementare la spesa pubblica per la ricerca e per l’istruzione, in special modo terziaria, in misura pari complessivamente a 0,4 punti percentuali di Pil nei prossimi tre anni, per un ammontare di circa 7 miliardi. “Parte della maggiore spesa sarà destinata al finanziamento di progetti di ricerca che perseguano obiettivi di sostenibilità ambientale e digitalizzazione e che contestualmente abbiano un rilevante effetto sull’incremento della produttività“, si legge ancora nella bozza.

Si punta anche al salario minimo. “Per rendere più dignitosa la condizione dei lavoratori con salari sotto la soglia di povertà e per aggredire i fenomeni di dumping salariale il governo proporrà, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, una graduale introduzione di un salario minimo orario collegato alla contrattazione collettiva nazionale – dice ancora il testo- Questa iniziativa verrà perseguita attraverso il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni interessate e mira all’introduzione di un salario minimo orario, già vigente in 22 Paesi europei su 28, che valorizzi la contrattazione collettiva nazionale fissando una soglia minima di retribuzione oraria inderogabile“. 

Entro due anni tutte le scuole statali, superiori e medie, saranno connesse con collegamenti in fibra ottica a 1 Gbps, necessari per l’adozione di forme sistemiche di teledidattica. La connettività sarà gratuita per 5 anni e sarà inclusa la manutenzione delle reti. Sarà previsto anche un voucher per le famiglie, in base alla fascia di reddito: un contributo massimo di 200 euro per connessioni veloci per le famiglie con Isee sopra i 20.000 euro e un contributo massimo di 500 euro per connessioni veloci e per l’acquisto di tablet e pc per le famiglie con Isee sotto i 20.000 euro”. 

Prosegue l’attenzione al fenomeno carcerario, che si articolerà anche attraverso l’implementazione di significativi e funzionali interventi di edilizia penitenziaria, sia attraverso la riqualificazione degli spazi esistenti sia attraverso l’incremento dei posti detentivi, in modo da conseguire un triplice ordine di benefici: il miglioramento delle condizioni di lavoro degli operatori; il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti; l’innalzamento del livello generale di sicurezza. 

Il Governo intende pubblicare il proprio Recovery Plan già in settembre e di inoltrarlo successivamente alla Commissione Europea. Nei prossimi quattro anni l’Esecutivo conta di raggiungere un livello di investimenti pubblici superiore al 3% del Pil.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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