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Bankitalia peggiora le stime del Pil 2020: -9,5% nello scenario base, -13% se peggiora la pandemia

Produzione industriale in ripresa, ma sotto livelli pre-covid

Bankitalia peggiora le stime del Pil nel secondo trimestre. Si registra un crollo del 9,5%, il doppio rispetto al primo trimestre quando il calo era 5,3%. Le stime contenute nel bollettino economico dell’istituto prevedono poi nel 2021 un rimbalzo del 4,8% e un ulteriore 2,4% nel 2022.

Secondo via Nazionale a maggio sono emersi segnali di recupero, ma la ripresa è graduale e le ricadute nel primo semestre sono tali che sul totale il Pil avrà un dato lievemente peggiore rispetto alle previsioni dello scorso 5 giugno quando il calo stimato era intorno al 9,2%. «Effetti persistenti sui consumi delle famiglie deriverebbero dal calo dell’occupazione e del reddito disponibile, ancorché mitigato dalle misure di sostegno – si legge nel bollettino. – Il peggioramento delle prospettive di domanda e della fiducia delle imprese inciderebbe sugli investimenti, la cui caduta nel 2020 verrebbe in parte recuperata nel biennio 2021-22. L’inflazione sarebbe pressoché nulla sia quest’anno sia il prossimo; i prezzi tornerebbero ad aumentare nel 2022, dell’1%».

Tutto questo nella prospettiva migliore, di contenimento del virus, perché con nuovi focolai le prospettive economiche si aggraverebbero. «In uno scenario più severo si valuta che il prodotto potrebbe scendere di oltre il 13% quest’anno – si legge ancora nel bollettino – e recuperare nel prossimo biennio in misura più moderata rispetto allo scenario di base».

Secondo Bankitalia, gli effetti di una seconda ondata pandemia potrebbero ripercuotersi sulla fiducia e sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese e tradursi in un calo più consistente del commercio mondiale, in interruzioni nelle catene globali di produzione o in un deterioramento delle condizioni finanziarie. Tuttavia un miglioramento delle prospettive di crescita rispetto agli scenari qui delineati potrebbe derivare dal rafforzamento delle politiche espansive attualmente in esame. «L’approvazione e l’utilizzo efficace degli strumenti in discussione per l’Unione europea, oltre a incidere direttamente sulla domanda e sulla capacità produttiva, potrebbero contribuire a una ripresa della fiducia di famiglie e imprese», ha aggiunto l’istituto.

Finora gli ammortizzatori sociali in Italia hanno protetto i posti di lavoro: a fronte di una forte contrazione nel primo trimestre delle ore lavorare, pari a -7,5%, le ricadute sul numero di occupati, calati dello 0,3%, sono state mitigate sensibilmente dall’eccezionale aumento dell’impiego degli ammortizzatori sociali. E le misure adottate dalla BCE e dal Governo hanno sostenuto il credito alle imprese, che ha accelerato in concomitanza con il forte incremento del fabbisogno di liquidità.

Secondo quanto riportato dal bollettino, dopo la flessione dell’8,4% del primo trimestre, la produzione industriale ha registrato un’ulteriore brusca caduta in aprile ma con la graduale rimozione dei provvedimenti di chiusura l’attività industriale sarebbe tornata a crescere in maggio e giugno (complessivamente di circa il 40% rispetto ad aprile). Tuttavia, la produzione rimarrebbe inferiore di quasi il 25% ai livelli precedenti la diffusione dell’epidemia.

A maggio e giugno gli indici dei responsabili degli acquisti hanno recuperato buona parte della caduta registrata in marzo e aprile, specie nella manifattura, ma rimangono al di sotto della soglia di espansione.

di: Maria Lucia PANUCCI

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