
Conte: “Michel proporrà una soluzione da 400 e una da 390 miliardi”
Riprende oggi pomeriggio alle 16 il Vertice europeo a Bruxelles dopo il nulla di fatto del weekend appena trascorso. Le distanze tra i 27 Paesi sono ancora notevoli ed al momento non c’è l’ombra di un accordo sul Quadro finanziario pluriennale e sul Recovery fund, il fondo per la ripresa da 750 miliardi proposto dalla Commissione europea.
E così, dopo una lunga notte di consultazioni in vari formati fra i leader, seguita allo stallo avuto anche ieri nella terza giornata dei lavori del Consiglio europeo, il vertice a Bruxelles si è preso una pausa per riprendere la maratona delle trattative oggi pomeriggio. «Il fatto che i leader europei vogliano tornare a discutere sembrerebbe un buon segno e una vittoria per il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Mostra una volontà di ottenere qualcosa, invece che di rimandare a un altro summit nelle prossime settimane», ha commentato Stephen Innes, chief global markets strategist di AxiCorp.
I leader del Paesi europei al momento restano divisi proprio sul Recovery fund, sulle sue dimensioni finali e su quanto debba essere disponibile in sovvenzioni a fondo perduto. In questo senso potrebbe essere l’intervento di Michel la chiave di volta: secondo fonti europee, il presidente del Consiglio UE presenterà una nuova proposta formale (negobox) che dovrebbe essere basata su una dotazione di 390 miliardi di euro di sovvenzioni, ma con rebate più bassi rispetto alla precedente. Si tratta di un importo inferiore rispetto ai 500 miliardi del progetto iniziale, considerato inaccettabile dai cosiddetti paesi frugali: Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca, Olanda, ai quali si è unita la Finlandia. La conferma è arrivata anche dal premier Giuseppe Conte che ha parlato di due ipotesi in arrivo sul tavolo di lavoro. «Michel non ha anticipato null’altro ma ha detto che proporrà oggi una soluzione con una riduzione dei grants a 400 miliardi e 390 miliardi. La soluzione da 400 miliardi di sussidi nel Recovery plan condurrebbe un maggiore sconto per i Paesi che ne hanno diritto e quella da 390 miliardi un minore sconto», ha spiegato Conte.
I frugali tuttavia chiedono che questa soglia venga abbassata ulteriormente e spingono per una riduzione complessiva del Fondo a 350 miliardi. Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, appoggiati da Parigi e Berlino, si rifiuterebbero di scendere sotto i 400 miliardi di grants.
Resta poi il nodo della “governance”: i meccanismi di controllo sull’erogazione dei fondi ai Paesi, su cui i rigoristi vorrebbero più potere. E resta anche il nodo non meno complesso dello Stato di diritto, in cui la disputa non è tra frugali e Sud ma prevalentemente con l’Ungheria.
Nonostante le distanze ancora importanti, tutti i 27 vorrebbero arrivare ad un accordo il prima possibile senza tornare a casa con un nulla di fatto. Dal canto suo la presidente della Bce, Christine Lagarde mette in guardia i leader europei dall’affrettarsi a cercare un accordo, al costo di accettare compromessi al ribasso che si allontanino da mole e bilanciamento della proposta formulata dalla Commissione europea. «L’ideale – ha detto Lagarde – sarebbe che l’accordo dei leader fosse ambizioso in termini di mole e composizione del pacchetto, ampiamente sulla base delle linee che sono state presentate dalla Commissione europea. Dalla mia prospettiva, è meglio accordarsi su uno strumento ambizioso sulla base di queste caratteristiche, anche se richiede un po’ più di tempo».
Conte si è detto fiducioso che il confronto odierno sarà quello risolutivo. Ed attacca il suo omologo Rutte: «Il Recovery Plan – ha sottolineato – non può diventare uno strumento per condurre battaglie ideologiche. Chi oggi si contrappone alla chiusura di questo negoziato e pensa di acquisire nell’immediato maggiore consenso sul piano interno deve però pensare che non solo la storia gli chiederà il conto ma che i suoi stessi cittadini, superata la reazione emotiva, si renderanno conto che è stata una valutazione miope che ha portato a una decisione che ha contribuito ad affossare il mercato unico e la libertà di sognare delle nuove generazioni».
Bisogna solo aspettare un altro po’ prima di capire chi vincerà questa importante partita. Anche se non è detto che il tutto si concluda nelle prossime ore.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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