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Nuove tensioni Usa-Cina: Pompeo parla di tirannia della Cina. Pechino risponde chiudendo il consolato Usa a Chengdu

Il regime schernisce il segretario di Stato: “E’ come una formica che cerca di scuotere un albero. Impeditegli di fare maggiori danni al mondo”

Le tensioni tra Usa e Cina non accennano a placarsi. Anzi dopo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ordinato alla Cina di chiudere entro la fine della settimana il suo consolato a Houston, in Texas, con l’accusa di essersi impegnata per anni in operazioni di spionaggio illegale, le pesanti dichiarazioni di Mike Pompeo non hanno fatto altro che infiammare ancora di più gli animi. Il segretario di Stato americano ha infatti detto che la Cina rappresenta una minaccia alla libertà e all’economia e che il mondo libero deve trionfare su “questa nuova tirannia”. Non solo. Dal canto suo, il presidente americano Donald Trump ha affermato che l’accordo sulla Fase 1 siglato con la Cina a gennaio di quest’anno per scongiurare l’intensificarsi della guerra commerciale tra le due potenze economiche “ha perso per lui gran parte di significato“.

Pompeo è tornato anche sulla questione del 5G e del “caso”, diciamo così di Huawei. Gli Stati Uniti ritengono infatti che le attrezzature del colosso tech possano essere utilizzate dal Governo cinese a fini di spionaggio, accuse più volte respinte sia da Huawei sia da Pechino, ma senza risultati dato che già diversi alleati le hanno vietate. Dopo lo stop di Londra e Parigi (leggi qui), Pompeo ora lancia un avvertimento al nostro Paese: «Roma rinunci al 5G dei cinesi. Vi stanno spiando!»

Posizioni queste che innescano una nuova escalation delle tensioni tra le due super potenze economiche. Pechino di certo non è rimasta a guardare e soprattutto si è comportata esattamente come il suo rivale: ha fatto chiudere il consolato Usa a Chengdu ed ha fatto sapere di essere pronta ad espellere centinaia di diplomatici americani. «L’ordine di Pechino è una risposta legittima e necessaria alle azioni ingiustificate degli Stati Uniti – si legge in una nota diffusa dal Ministero degli Esteri. – Gli Usa hanno gravemente violato il diritto internazionale e le norme di base delle relazioni internazionali e hanno danneggiato gravemente le relazioni sino-americane. Sollecitiamo gli Stati Uniti a ritirare la loro decisione sbagliata e a creare le condizioni necessarie per riportare in carreggiata le relazioni bilaterali». 

In un messaggio pubblicato su Twitter la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, si scaglia in particolare proprio contro Pompeo: «Le sue parole suggeriscono che voglia presentarsi come il John Foster Dulles del ventunesimo secolo lanciando una nuova crociata contro la Cina in un mondo globalizzato. Quello che sta facendo è inutile come una formica che cerca di scuotere un albero».

Intanto l’Fbi è a caccia della ricercatrice cinese di biologia Tang Juan che ritiene si sia nascosta nel consolato a San Francisco: secondo gli inquirenti americani fa parte di un programma cinese per infiltrare in Usa scienziati sotto mentite spoglie. Ci sono altri due ricercatori indiziati ma per ora su di loro non pende alcuna accusa.

Prima della chiusura del consolato cinese a Houston, gli Stati Uniti avevano già sanzionato undici aziende cinesi per gli abusi alla minoranza musulmana nella regione dello Xinjiang, e avevano denunciato due “hacker” cinesi che avrebbero tentato di rubare dati del vaccino per il Covid-19 e segreti della tecnologia militare.      

Pechino smentisce tutto e parla di “calunnie e persecuzione politica ai danni di studenti e ricercatori“.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: AGI

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