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Anche la Camera dà il suo ok alla proroga dello stato d’emergenza al 15 ottobre

Il premier ribadisce: “Questo non vuol dire nuove misure restrittive. Chi è contro lo dica ma non confonda i cittadini sul lockdown”

Anche la Camera ha approvato la proroga dello stato d’emergenza al 15 ottobre, dopo il sì del Senato (leggi qui). Il documento ha avuto il via libera definito con 286 voti a favore, mentre 221 sono stati i contrari e solo in cinque si sono astenuti.

Esattamente come ieri in Senato Conte ha ribadito che la proroga è “una scelta inevitabile, per certi aspetti obbligata, fondata su valutazioni squisitamente tecniche“. «Non sto dicendo ovviamente che è preclusa una valutazione politica, anzi oggi vi viene richiesta, ma voglio dire che il Governo sta operando questa valutazione sulla base di mere istanze organizzative, operative, non certo perché si vuole fare un uso strumentale per atteggiamento liberticida, reprimere il dissenso o ridurre la popolazione in uno stato di soggezione. Sono affermazioni gravi che non hanno nessuna corrispondenza nella realtà», ha rimarcato.

Il premier ha voluto ancora una volta sottolineare che mantenere un cauto livello di guardia non significa introdurre nuove misure restrittive. «Vi posso assicurare che da parte del Governo, mia personale, di tutti i ministri non vi è nessuna intenzione di drammatizzare, né di alimentare paure ingiustificate nella popolazione – ha proseguito. – La scelta di prorogare lo stato di emergenza non è affatto riconducibile alla volontà di voler creare una ingiustificata situazione di allarme».

E di fronte a chi lo attacca di sfruttare a suo vantaggio questo momento risponde: «L’accusa di volere prorogare lo stato di emergenza per giovarsi di poteri extra ordinem è sbagliata – ha spiegato Conte. – Qualora il Cdm adottasse la delibera di proroga dello stato di emergenza, non per questo il presidente del Consiglio sarebbe autorizzato a emanare dpcm. Il potere del presidente del Consiglio dei ministri non deriva dalla dichiarazione dello stato di emergenza, né, dunque, si protrarrebbe per effetto della sua proroga, ma si radica nella normativa di rango primario. La dichiarazione dello stato di emergenza costituisce certamente il presupposto di fatto, il requisito sostanziale, ma non potrebbe in alcun modo legittimare l’adozione dei dpcm, se non fosse affiancata da una fonte abilitante di rango legislativo. Dunque, per poter continuare a essere esercitato dopo il 31 luglio, quel potere richiederà comunque un ulteriore intervento normativo, ovvero un nuovo decreto legge, che sarà sottoposto all’esame parlamentare per la sua conversione in legge. Con quel decreto, dovranno essere differiti i termini contenuti nei decreti legge n. 19 e n. 33″ adottati nel corso dello stato d’emergenza coerentemente con il termine prorogato».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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