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Maxi processo ai “Big Tech”, l’Antitrust li accusa di troppo potere e controllo

Il presidente Usa Donald Trump cavalca l’onda e ne approfitta. “Giustizia o ci penso io”

«I Big Tech hanno troppo potere e controllo. Apple, Amazon, Google e Facebook sono gli imperatori dell’economia online». Questa in sintesi la sentenza dell’Antitrust americano nel maxi processo che ha visto coinvolti per la prima volta tutti insieme i colossi della tecnologia accusati di pratiche anticompetitive (leggi qui).

Secondo i giudici i Big Tech avrebbero accentrato troppo potere in questi anni, facendo piazza pulita della concorrenza e gestendo dati e informazioni in maniera poco trasparente. L’audizione, davanti al sottocomitato Antitrust della Camera, è andata in scena dopo un’indagine durata oltre un anno. In questi ultimi 13 mesi i colossi hi-tech hanno consegnato al Parlamento 1,3 milioni di documenti. Lo scopo dell’indagine è stato quello di comprendere se le aziende avessero utilizzato pratiche commerciali anticoncorrenziali per reprimere i concorrenti più piccoli e mantenere un monopolio dei mercati. E la risposta per i giudici è stata positiva. I Big Tech complessivamente, hanno un valore di mercato di quasi cinque mila miliardi di dollari: mentre le economie mondiali cadevano in depressione causa Covid-19, loro hanno prosperato. Un aspetto che i quattro Ceo, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Tim Cook e Sundar Pichai sono riusciti a giustificare, in una sorta di linea comune, ricordando ai rappresentanti dell’Antitrust che sono troppo grandi ed economicamente rodati per rischiare il fallimento. Ma queste parole non hanno convinto affatto i giudici. «Quando gli americani hanno confrontato monopolisti in passato, che siano stati nelle ferrovie, nel petrolio o AT&T e Microsoft, abbiamo agito per assicurare che una nessuna corporation privata controllasse  la nostra economia e la nostra democrazia – ha detto David Cicilline, presidente delle commissione antitrust della Camera. – Queste società dominanti possono ancora produrre prodotti innovativi ma la loro  dominanza sta uccidendo le piccole imprese, la capacità manifatturiera ed il dinamismo che sono i motori dell’economia americana».

Secondo Cook Apple non è affatto dominante «Non abbiamo una posizione dominante in nessun mercato o in nessuna categoria di prodotto con cui facciamo  affari. Huawei supera sia noi sia Samsung», ha sottolineato. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha invece ammesso di non poter garantire che la società non acceda ai dati del venditore per creare prodotti concorrenti. Un’accusa che la società e i suoi dirigenti avevano precedentemente negato.

L’intervento più atteso è stato però quello di Zuckerberg, anche perché, a differenza delle altre tre società, la questione Facebook riguarda anche una polemica politica feroce che si sta consumando negli Usa a pochi mesi dalle elezioni. Trump è convinto che i social network vogliano zittire e censurare le posizioni non allineate al politicamente corretto. «Crediamo nella democrazia, nella libertà d’espressione, nella concorrenza e nell’inclusione sui quali si fonda l’economia Usa – ha sottolineato Zuckerberg. – Non ci sono garanzie che questi valori vincano. La Cina ad esempio costruisce la sua versione di internet su valori diversi ed esporta questa visione in altri Paesi».

Donald Trump non è rimasto indifferente all’audizione dei quattro super-manager e ha rilanciato i temi della sua crociata contro il loro monopolio accusando senza mezzi termini il Congresso di immobilismo. «Se il Campidoglio non riesce a portare correttezza e onestà nel settore, cosa che avrebbe dovuto fare anni fa, lo farò io con i decreti. A Washington tutti parlano e nessuna azione per anni, e la gente ne è stanca», ha twittato il tycoon.

di: Maria Lucia PANUCCI

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