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Sanità, dalla Bei arrivano due miliardi per rafforzare i nostri ospedali

Si tratta del più grande prestito mai erogato in UE per un solo progetto ed avrà durata 25 anni

Dalla Bei arrivano due miliardi di euro per la sanità italiana, in vista dell’emergenza legata al Coronavirus. La banca dell’Ue sosterrà il nostro Governo con un finanziamento pari circa a due terzi delle risorse necessarie per gli interventi previsti dal decreto Rilancio che aveva messo sul piatto 3,25 miliardi di euro per rinnovare gli ospedali, i macchinari e assumere nuovo personale.

L’accordo è stato firmato a Roma dall’istituto di credito, dal ministero dell’Economia Gualtieri, in qualità di rappresentante finanziario del Governo, dal ministro della Salute Speranza, che sarà parte attiva nella realizzazione del progetto, ed dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri che si occuperà di coordinare l’intera campagna di spesa a livello nazionale, dando attuazione concreta ai piani regionali.

Il prestito, il più grande mai erogato in UE per un solo progetto, ha durata 25 anni. «Abbiamo già avviato l’analisi dei fabbisogni per poi procedere il più rapidamente possibile verso la realizzazione del rafforzamento del sistema sanitario di tutto il Paese», ha assicurato Arcuri.

I soldi serviranno infatti a finanziare gli interventi inclusi nei piani di emergenza predisposti dalle Regioni in risposta alla pandemia. Ci sarà quindi il rafforzamento della rete ospedaliera con 3.500 nuovi posti letto per la terapia intensiva, 4.225 in semi-intensiva, quattro strutture mobili per 300 posti di terapia intensiva, ristrutturazione di 651 pronto soccorso, materiali di consumo e attrezzature sanitarie, mezzi di trasposto sanitari e personale sanitario aggiuntivo, anche temporaneo, per 9.600 unità. E’ previsto anche il supporto per l’assistenza territoriale, con il rafforzamento di infrastrutture e sistemi digitali per l’assistenza domiciliare e residenziale e per il monitoraggio da remoto, attivazione di centrali operative regionali per il monitoraggio dei pazienti.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ASKANEWS

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