
“Serve ordine e più semplificazione. Ora è impossibile da comprendere per chiunque”
«Ora non possiamo perdere l’occasione. Questo è un anno terribile ma anche straordinario, in cui ci si offre l’opportunità di riflessioni molto profonde. Come in guerra. Il sistema tributario repubblicano si cominciò a pensare già quando la seconda guerra mondiale non era ancora finita. Oggi dobbiamo fare lo stesso, gli effetti sociali ed economici dell’epidemia sono stati simili a quelli di una guerra. Bisogna cominciare a pensare a un sistema fiscale per il dopo Coronavirus, ma per farlo è necessario prima di tutto fare ordine: soltanto così potremo decidere come agire». A parlare è l’avvocato Ernesto Maria Ruffini, tornato alla fine di gennaio alla guida dell’Agenzia delle Entrate che, in una intervista a La Repubblica, spiega a chiare lettere che questo è il momento di riscrivere tutte le regole del fisco, ponendo finalmente fine alla “giungla delle tasse“. «Il nostro non è un sistema fiscale. È una giungla impossibile da comprendere per chiunque, del tutto incontrollabile -continua Ruffini. – E questo perché nel corso degli anni le leggi Finanziarie l’hanno letteralmente terremotato, creando frammentazioni assurde. Adesso c’è da rifare l’edificio ed è, ripeto, un’occasione da non perdere. Il Coronavirus ci offre la possibilità di fare la grande riforma del fisco, come nel giugno 1969: quando sono nato io».
Per il numero uno delle Agenzia delle entrate bisogna fare cinque testi unici per riunire organicamente “una materia immensa, di cui nemmeno gli esperti conoscono i confini“. «Non si conosce neppure con esattezza il numero delle leggi in materia fiscale attualmente in vigore: dovrebbero essere circa ottocento – ha aggiunto. – Di mestiere faccio l’avvocato tributarista, ma non ho mai conosciuto nessuno che possa dire di conoscere alla perfezione il nostro sistema tributario». Ecco allora che la prima cosa da fare è mettere ordine e creare questi cinque testi unici per le imposte dirette, le indirette, l’accertamento, la riscossione e il contenzioso, cioè la giustizia tributaria.
Una volta fatto ordine, per Ruffini è necessario iniziare un profondo cambiamento. «Ridurre le imposte in un Paese come il nostro dove l’imposizione è così elevata sarebbe doveroso – ha spiegato. – Ma la semplificazione del rapporto fra fisco e cittadini è altrettanto importante. Non è soltanto una questione di aliquote, né di maquillage. Un sistema vessatorio e difficile da interpretare rappresenta un freno micidiale per gli investimenti, anche dall’estero. Mi risulta che la riforma dell’Irpef sia sul tavolo del governo e del ministro Gualtieri in prima persona, perché le imposte dirette mostrano tutti i segni del tempo. Se mi volto indietro e guardo a com’era il fisco appena qualche anno fa, davvero faccio fatica a riconoscerlo. Adesso c’è la fattura elettronica, e ha portato alle casse dello Stato un beneficio enorme. Dal primo gennaio del prossimo anno partiranno anche gli scontrini fiscali elettronici, per non parlare dei cambiamenti in vista per i titolari delle partite Iva».
Insomma dei passi in avanti sono stati fatti ma ora è fondamentale semplificare e mettere tutti i cittadini nelle condizioni di conoscere il sistema fiscale. «Il patto fiscale – ha sottolineato – è alla base del patto democratico e non permettere a ogni cittadino di conoscere il contenuto di quel patto è un pessimo segnale dello stato in cui versa la democrazia».
di: Maria Lucia PANUCCI
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