
Una punizione per aver distrutto un vero patrimonio culturale
Ha rassegnato le dimissioni Jean Sebastien Jacques, il Ceo del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto che lo scorso 24 maggio ha autorizzato la distruzione di Juukan Gorge, una grotta aborigena di 46 mila anni nella remota regione di Pilbara nell’Australia occidentale.
Una punizione per quello che è stato considerato un grave errore. «Quanto accaduto a Juukan è stato un errore e siamo determinati a fare in modo che la distruzione di un patrimonio così eccezionalmente importante dal punto di vista archeologico e culturale non possa mai più avvenire durante un’operazione di Rio Tinto», ha dichiarato il presidente del gruppo in un comunicato.
Si trattava di un vero e proprio patrimonio culturale: nel 2014 scavi archeologici sul sito avevano rivenuto nella grotta il più antico esempio di strumenti in osso risalenti a 28 mila anni fa e una treccia di capelli vecchia di 4000 anni che si ritiene fosse stata indossata come una cintura. E Rio Tinto ha pensato bene di toglierla di mezzo per i suoi meri interessi. La distruzione è stata decisa infatti per ingrandire una miniera di minerale di ferro già sfruttata dal gruppo. L’operazione era stata approvata dalle autorità nel 2013 e sin da allora era stata avversata dall’opinione pubblica al punto che poi Rio Tinto è stata costretta a chiedere pubblicamente scusa.
Jacques resterà comunque in carica fino alla nomina del suo successore o al più tardi fino al 31 marzo, mentre gli altri dirigenti lasceranno il gruppo a fine anno. Già a fine agosto, i tre responsabili avevano dovuto rinunciare ai rispettivi bonus che nel caso del Ceo sarebbero ammontati a tre milioni di euro. Ma questa “punizione” non era stata ritenuta sufficiente dai soci. L’inchiesta interna ha dimostrato che anche se il gruppo aveva ottenuto le autorizzazioni legali per procedere alla distruzione del sito, questa azione non era coerente con gli standard aziendali.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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