
Vediamo tutti i criteri per accedere al voucher e le sue criticità
Con il decreto 7 agosto 2020 il Governo Conte ha stabilito un piano voucher per le famiglie meno abbienti. La norma prevede un bonus di 500 euro per i servizi di connessione a banda ultra larga e per la fornitura di pc o tablet a favore dei nuclei familiari con Isee inferiore ai 20 mila euro.
Il bonus ammonta complessivamente a 204 milioni di euro e viene erogato fino a esaurimento fondi e comunque non oltre la durata del piano, che è stabilita in un anno dall’avvio dell’intervento.
Per poter accedere al bonus bisogna rispettare determinati requisiti: in primo luogo non disporre già di un contratto di connettività, oppure averne uno “a banda larga di base” cioè con una velocità di trasmissione dati inferiore a 30Mbit al secondo in download. Secondariamente il contributo non può essere concesso per l’attribuzione del solo PC, cioè in assenza della sottoscrizione di un’offerta di connessione a internet. Lo Stato inoltre garantisce un solo voucher a famiglia in unità abitativa.
Per richiedere il bonus bisogna fare richiesta presso i canali di vendita degli operatori registrati al piano voucher, munendosi di copia del documento di identità in corso di validità e dichiarazione sostitutiva relativa al proprio Isee.
Il bonus ha l’obiettivo di combattere il divario digitale del Paese, garantendo una diffusione della connessione internet più capillare ed equa su tutto il territorio nazionale. Tuttavia per come è studiata l’attribuzione del voucher possono nascere dei problemi sia per quanto riguarda il consumatore, che vede limitata la propria libertà di scelta, sia soprattutto per quanto riguarda i fornitori di elettrodomestici specializzati, che sono tagliati fuori dalla norma e quindi temono una concentrazione di mercato e una distorsione della concorrenza.
«La norma prevede che solo gli operatori telefonici potranno gestire l’intero processo, sia la parte relativa ai servizi di connettività sia quella legata alla consegna di modem, pc e tablet – spiega Andrea Scozzoli, presidente di Aires, associazione che rappresenta i venditori di elettrodomestici specializzati – ma un conto è parlare di banda larga, un altro di apparecchiature informatiche. È giusto che siano le telco a fornire contratti di abbonamento a internet, ma non possono anche occuparsi della distribuzione dei device tecnologici, visto che non riescono a garantire la stessa disponibilità di prodotti o l’assistenza post vendita dei negozi specializzati».
Il provvedimento per l’accesso equo a internet rischia di favorire, insomma, una specifica categoria di imprese a scapito di tutte le altre.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/EPA
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