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Lavoro femminile, aumentano le founder donna nelle startup

L’imprenditorialità femminile in crescita soprattutto nel Life Science

Il più grande network di business angel in Italia, Italian Angels for Growth, ha presentato un termometro dell’ecosistema delle startup calcolato sul database di startup analizzate nel percorso di ricerca delle opportunità di investimento, l’IAG Index.

L’obiettivo dell’indice è fornire un monitoraggio dell’evoluzione e dei mutamenti del Seed Venture Capital. Si basa su cinque parametri che analizzano i settori industriali, la tipologia e la valutazione dei vari step di investimento, l’area geografica e la differenziazione di genere nei team imprenditoriali.

Proprio relativamente a quest’ultimo punto, è emerso un ruolo crescere dell’imprenditorialità femminile nelle startup: il 22,9% delle realtà analizzate ha una fondatrice donna, quasi tre punti percentuali in più rispetto agli standard internazionali. Le startup femminili si trovano prevalentemente nel settore Life Science, mentre per quanto riguarda l’ambito Digital e Tech il peso delle aziende con una founder donna è più alto nelle società già in fase di generazione di ricavi piuttosto che in quelle più precoci.

Le quattro aree prevalenti nel Venture Capital sono il Deep Tech, il Digital, il Life Science e il Fintech. È l’area Digital quella che contiene la maggior parte delle startup analizzate, il 38%. Il Life Science è focalizzato negli ambiti biotech, ricerca farmaceutica e materiali biologici innovativi, oltre a strumenti medicali e robotici rivolti a rivoluzionare i trattamenti e le operazioni mediche.

Altri dati interessanti emersi dall’analisi di IAG Index riguardano il focus geografico. Sebbene il cuore delle società analizzate rimanga italiano, il 53,3% appartiene a mercati esteri, e in questo caso le valutazioni per le aziende oltre confine rimane più generosa rispetto a quelle italiane in fase embrionale dei progetti.

Una parte significativa delle startup prese in esame si concentra sugli investimenti più corposi dove tendenzialmente sono coinvolti anche gli investitori istituzionali come i fondi di venture capital, appunto. In questo caso la valutazione considera la stima del valore della società prima dell’investimento e quella delle uscite degli investitori per cessioni delle partecipazioni.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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