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Lavoro, gli occupati sono stabili a settembre ma siamo ancora molto lontani dai livelli pre-Covid

Nel terzo trimestre il Pil schizza a +16,1%, meglio delle attese ma su base annua l’economia ha invece registrato una contrazione del 4,7% 

Continua a preoccupare il quadro del mercato del lavoro in Italia, disegnato dall’ultimo rapporto dell’Istat, che evidenza una vera e propria emorragia di posti di lavoro a partire dal mese di febbraio, a dispetto della relativa stabilità evidenziata a settembre, mentre prosegue l’aumento costante degli inattivi.

Secondo l’Istat, a settembre, il numero di occupati è sostanzialmente stabile (+ 6mila unità), per effetto dell’aumento dei dipendenti e della diminuzione degli autonomi. La dinamica è sintesi, da un lato dell’aumento osservato tra le donne, i dipendenti a tempo indeterminato e gli over50 e, dall’altro, della diminuzione tra gli indipendenti e i giovani under 35. Nel complesso il tasso di occupazione sale al 58,2%.

Lo scorso mese prosegue però il calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,9% pari a -22mila unità) e coinvolge gli uomini e gli under 50, mentre tra le donne e gli ultra 50enni si osserva una leggera crescita. Il tasso di disoccupazione scende al 9,6% (-0,1 punti) e tra i giovani al 29,7% (-1,7 punti). Anche il numero di inattivi risulta in lieve diminuzione (-0,1% pari a -15mila unità)

Nonostante le dinamiche di settembre, il livello delloccupazione è ancora inferiore di quasi 330 mila unità a quello di febbraio 2020 e rimane più elevato sia il numero di disoccupati, di circa 40 mila unità, sia quello degli inattivi, di oltre 220 mila unità. Il tasso di occupazione è inferiore di quasi un punto percentuale, mentre quello di disoccupazione è stabilmente sopra ai livelli di febbraio.

Nell’arco dei 12 mesi diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-2,3%, pari a -59mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,5%, pari a +333 mila).

Per quanto riguarda il Pil l’Istat registra nel terzo trimestre un deciso rimbalzo del 16,1% rispetto al trimestre precedente chiusosi a -13%. Un dato superiore alle stime degli analisti e dello stesso Governo. L’Esecutivo si aspettava una crescita poco superiore al 13%, tale da recuperare il crollo del secondo trimestre, mentre il consensus si aggirava tra l’11 e il 12%. Bankitalia aveva recentemente indicato una possibile crescita del 12%, stessa cifra stimata anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio. 

Il rimbalzo è la sintesi di un aumento del valore aggiunto sia nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia di quella estera netta.

Su base annua però, rispetto al periodo giugno-settembre 2019, l’economia ha invece registrato una contrazione del 4,7%.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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