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Campari, il business degli aperitivi nell’anno senza viaggi

L’effetto positivo dello staycation

Staycation è la definizione del fenomeno che sceglie Campari per descrivere l’incremento dei consumi della bevanda tipicamente da happy hour registrato durante la strana estate appena trascorsa.

Il coronavirus ha impedito alle persone di viaggiare oltre i confini nazionali, un po’ per prudenza un po’ per effettiva impossibilità. Questo ha influito molto positivamente sui conti dell’ultimo trimestre del 2020 di Campari: dal primo luglio al 30 settembre le vendite nette sono cresciute del 12,8% collocandosi a 513,8 milioni dai 455,6 dello stesso periodo del 2019.

Il marchio Aperol inoltre ha registrato un balzo nelle vendite del 26,2% nel terzo trimestre, a dimostrazione del fatto che nell’estate della pandemia in molti hanno optato per il cosiddetto Spritz per l’aperitivo.

In netta discesa invece i marchi Grand Marnier e Sky Vodka, che rappresentano il 7% a testa delle vendite del gruppo da gennaio a settembre e hanno registrato cali trimestrali dell’11,9% e del 12,9%.

«Dopo che il primo semestre è stato fortemente penalizzato dagli effetti della pandemia da Covid-19 – ha detto l’amministratore delegato di Campari, Bob Kunze-Concewitz – i nostri risultati del terzo trimestre hanno mostrato un miglioramento, sostenuti in particolare da un temporaneo effetto staycation in molti paesi. Tuttavia, con la recrudescenza della pandemia in molte aree del mondo verso la fine del terzo trimestre, lo scenario nel breve termine appare ancora estremamente incerto».

Le azioni di Campari in Borsa negli ultimi mesi hanno avuto una performance decisamente positiva, con un movimento al rialzo che dal minimo annuo di 5,04 euro ha condotto il titolo al massimo annuo di 9,8 euro toccato lo scorso 14 ottobre.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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