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Dpcm, Fipe lancia l’allarme: “Con le nuove misure perderemo almeno 1,6 miliardi di euro nel solo mese di novembre”

Due gli aspetti essenziali su cui intervenire: il credito e le locazioni

Alzare il coefficiente di moltiplicazione per il calcolo dei contributi destinati alle imprese della ristorazione e di intrattenimento, a cominciare da quelle che operano nelle zone rosse e arancioni, ulteriori settimane di Cassa Integrazione e liquidità a lungo termine. E’ questa la ricetta del direttore generale di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi, per non far collassare del tutto un comparto messo a dura prova dalla crisi generata dal Coronavirus. «La situazione è drammatica, il settore è di fronte alla peggiore crisi dal secondo dopo guerra, una crisi che avrà conseguenze strutturali sul sistema di imprese che abbiamo l’onore di rappresentare», ha detto.

Ed in effetti il 2020, secondo le previsioni, si chiuderà completamente in rosso. Da una prima valutazione fatta dall’associazione l’anno è destinato a chiudersi con una perdita del 27%, pari a 26 miliardi di euro senza contare le restrizioni imposte dal nuovo DPCM che a quanto pare comporteranno ulteriori perdite per almeno 1,6 miliardi di euro nel solo mese di novembre, con la sospensione dell’attività di 90.000 imprese e oltre 300.000 lavoratori forzatamente a riposo.

Secondo Calugi per far sopravvivere il settore serve un cambio di paradigma, a cominciare da due aspetti essenziali: il credito e le locazioni. «In ordine al primo – ha spiegato – serve un patto con il sistema bancario per la liquidità delle imprese e serve subito. Va spalmato il debito contratto nel 2020 in un arco temporale lungo, di almeno 20 anni con un preammortamento di almeno 24 o 36 mesi, che permetta alle imprese che sono oggi in stato prefallimentare di uscire dalle macerie e rialzarsi. Con riferimento al secondo non abbiamo remore a dire che gli imprenditori di questo settore non sono più in grado di sostenere i costi degli affitti che sono balzati dal 10% al 30% come incidenza del fatturato. O si interviene con una misura “ad hoc” o i Tribunali sono destinati a ingolfarsi di contenziosi».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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