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Indice Globale della Fame: allarme in oltre 50 Paesi

In miglioramento rispetto al Duemila, ma sempre grave

L’Indice Globale della Fame 2020, realizzato da Welthungerhilfe e Concern Worldwide, curato da Cesvi per l’edizione italiana, ha registrato una situazione in miglioramento a livello globale rispetto al Duemila, ma con una soglia di allarme per fame e nutrizione che rimane davvero molto alta, e i cui dati potrebbero peggiorare, aggravati dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria, oltre che dall’impatto del cambiamento climatico su produzione, disponibilità e qualità del cibo.

Secondo le agenzie delle Nazioni Unite e la Banca Mondiale le persone denutrite sono 690 milioni: 144 milioni di bambini soffrono di arresto della crescita e 47 milioni di deperimento. oltre cinque milioni sono morti prima dei cinque anni nel 2018.

Al ritmo attuale, con 11 Paesi che registrano livelli di fame allarmanti e 40 che rientrano nella categoria grave, è difficile immaginare che il secondo obiettivo di sviluppo sostenibile, quello conosciuto come Fame Zero, fissato per il 2030, possa essere raggiunto. Nonostante il livello di fame globale infatti sia in miglioramento e la percentuale di persone denutrite nel mondo rimanga stabile, il numero assoluto è indiscutibilmente in aumento.

Le Regioni con i livelli di fame più alta sono Asia meridionale e Africa a sud del Sahara. Rispettivamente, qui si registrano 27,8 e 26 punti di Ghi 2020. «L’Indice Globale della Fame 2020 mostra che la lotta alla fame globale deve essere sempre di più un impegno comune – ha spiegato la presidente di Cesvi Gloria Zavatta – Se agiamo insieme contrastando il cambiamento climatico e ripensando i nostri sistemi alimentari possiamo far fronte alle crisi».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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