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Dpcm, Confesercenti contro la chiusura dei centri commerciali. E ricorre al Tar

Viene contestata la sospensione dell’attività nelle Regioni gialle

Il dpcm varato lo scorso 3 novembre dal Governo non va giù a molte categorie professionali. L’ultima in ordine di tempo è la Confesercenti che ha depositato un ricorso al Tar del Lazio contro le chiusure obbligatorie dei negozi nei centri commerciali nei week end (leggi qui).

In particolare secondo l’associazione di categoria, la sospensione dell’attività dei negozi nei centri commerciali nei fine settimana nelle Regioni gialle è un provvedimento gravemente penalizzante“, che “non rispetta i principi di adeguatezza e proporzionalità” e che si accanisce solo ed esclusivamente su “una porzione di esercenti commerciali, scelti in modo del tutto arbitrario“, perché stabilisce la chiusura dei negozi solo sulla base della dislocazione.

Confesercenti fa notare che i negozi della stessa tipologia, all’esterno dei centri commerciali, potranno rimanere aperti, con diverse conseguenze. «La chiusura solo di alcuni esercizi – scrive l’associazione nel ricorso – determinerebbe un proporzionale rischio di maggiore affollamento presso quelli che vendono i medesimi prodotti e rimangono aperti, determinando anche, sotto il profilo concorrenziale, il correlativo spostamento di clientela, in ipotesi anche definitivo, da un esercizio costretto a rimanere chiuso ad altro esercizio che vende gli stessi prodotti ma rimane aperto, con un concreto rischio di perdita di avviamento».

Una “irrazionale misura“. Così l’ha definita la presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise. «Non si tratta di entrare nel merito delle scelte governative ma di contestare sotto più profili la violazione dei limiti e criteri imposti dallo stesso legislatore e, in definitiva, l’irrazionalità della misura – ha commentato. – Per questo chiediamo l’immediata sospensione del provvedimento. I provvedimenti adottati dal governo con gli ultimi DPCM e con i due Decreti Ristori contengono incongruenze e gravi dimenticanze. Un pasticcio che si sarebbe potuto evitare se i rappresentanti delle imprese fossero stati preventivamente ascoltati».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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