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Asl, Regioni ed Enti Locali: i debiti alle imprese rimangono insoluti

Solo due miliardi su 12 sono stati richiesti alla Cassa Depositi e Prestiti

Secondo un’analisi svolta dall’ufficio studi della Cgia, i principali enti pubblici italiani, Asl, Regioni ed Enti locali, hanno richiesto solo due miliardi sui 12 messi a disposizione dal Governo Conte, alla Cassa Depositi e Prestiti per saldare i debiti con i propri creditori.

«Tante aziende fornitrici degli enti pubblici denunciano la mancanza di liquidità – spiega il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo – e non è da escludere che a dicembre molte avranno grosse difficoltà a pagare le tredicesime ai propri dipendenti».

Secondo Zabeo si tratta di un problema che sarebbe facilmente risolvibile se la legge consentisse di compensare i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese attraverso le passività fiscali e contributive in capo a queste ultime. «Un automatismo che ristabilirebbe un principio di civiltà giuridica: le forniture di merci o le prestazioni di servizio devono essere onorate dal committente pubblico così come previsto dalla legge, entro 30 giorni o al massimo 60 in determinati settori, come quello sanitario».

Le più danneggiate dai debiti insoluti sono le piccole e medie imprese: come sottolineato dal segretario della Cgia Renato Mason, la Corte dei Conti ha denunciato che gli enti pubblici onorano con puntualità le scadenze di importo maggiore ritardando il pagamento di quelle più modeste. Così, tanti artigiani e piccoli imprenditori si trovano in difficoltà. «Molti di questi rischiano di chiudere la propria attività – conclude Mason – non per debiti ma per troppi crediti non ancora incassati».

Gli enti territoriali hanno avuto la possibilità di accedere alle risorse introdotte sia dal decreto Rilancio sia dal decreto Agosto ma in pochissimi hanno approfittato dell’opportunità di aprire un prestito trentennale.

Secondo i dati presentati dall’Eurostat ad ottobre, negli ultimi 4 anni i debiti commerciali nel nostro Paese di sola parte corrente sono in costante aumento. Nel 2019 il totale ha toccato i 47,4 miliardi di euro. Nonostante le promesse politiche e gli impegni di spesa presi dalle Amministrazioni pubbliche, le imprese fornitrici faticano sempre più a farsi pagare.

Con l’avvento della fattura elettronica e lo split payment che ha obbligato le amministrazioni centrali a trattenere l’iva delle fatture ricevute e a versarla direttamente all’erario per contrastare l’evasione fiscale, le piccole imprese hanno perso la possibilità di riscuotere l’Iva per fronteggiare le spese di cassa nel breve periodo.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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