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Jack Ma: il PCC tarpa le ali al fondatore di Alibaba

Il modello economico orientale che schiaccia i dissidenti più che premiarne l’eccellenza

Se pensate agli uomini d’affari più ricchi del momento, vi vengono di sicuro in mente i protagonisti dell’imprenditoria occidentale, a capo di aziende di tecnologia, e-commerce e automotive. Siete sulla strada giusta, ma dovreste rivolgere lo sguardo a oriente. Per ragioni anche meramente di densità demografica, la Cina gode di un moltiplicatore imbattibile.

È il caso dello shopping online, che nel paese del sol levante ha un guinness world record: Alibaba. Questa piattaforma di vendita vede a capo un signore che all’età di 56 anni si è già concesso di ritirarsi dal mondo degli affari, avendo ottenuto sufficienti (immense) ricchezze: Jack Ma, che nel 2014 ha fondato quella che ora si chiama Ant Group, uno dei più grandi gruppi finanziari specializzati in fintech e pagamenti elettronici e certamente il più apprezzato in Cina.

Questa marcia trionfale ha spinto l’azienda a quotarsi nelle borse di Shangai e Hong Kong, a Ottobre 2020, con una IPO (offerta pubblica iniziale) da record: 34,5 miliardi di dollari con una valutazione societaria di 313 miliardi. Saudi Aramco ha fatto 29,4 miliardi (per darvi un’idea di grandezza). In pochi giorni sono arrivate richieste per tremila miliardi di dollari (quasi il PIL della Gran Bretagna). Sarebbe stata la madre di tutte le IPO, eppure siamo qui a parlare di una festa che non si è mai celebrata. Il 4 Novembre, la sera prima della collocazione, arriva la doccia fredda per la “formicona” (Ant significa appunto formica): stop alla quotazione!

Dietro questo colpo di scena ci sarebbe, guarda caso, il Partito Comunista cinese, secondo indiscrezioni rivelate al Wall Street Journal da alte fonti governative di Pechino. Non un membro qualsiasi di partito avrebbe bloccato l’evento, ma addirittura Xi Jinping in persona. Convocato con urgenza insieme al management, Jack Ma sarebbe stato strigliato e punito con questo incredibile epilogo. Il 24 Ottobre l’imprenditore ha tenuto un discorso pubblico al Forum della finanza cinese, in cui ha definito le banche statali cinesi “banchi dei pegni”. La pesante critica al sistema così gestito dal partito non è stata digerita, e per quanto facesse gola al Presidente un tale inserimento borsistico, ha prevalso la regola del “punirne uno per educarne cento”.

Il “modello” economico che sembra essere così apprezzato dai leaders europei, tanto da aver firmato in questi giorni il più grande accordo commerciale del mondo, che vede esclusi gli Stati Uniti d’America, si rivela ancora una volta davvero poco democratico, puntare a schiacciare i dissidenti più che a premiare l’eccellenza. Ant Group si piegherà al regime o cercherà nuove partnership occidentali? Una voce fuori dal coro non può che essere la benvenuta, soprattutto perché proviene da un Re Mida che porta in dote parecchi quattrini.

di: Matteo VALLÉRO

Direttore editoriale Business24

articolo uscito nella rubrica IL CAPITALE sul quotidiano La Verità di ieri 18 Novembre 2020

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