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Confcommercio, con la riapertura a Natale il recupero sarà limitato

A dicembre i consumi valgono 115 miliardi di euro su 900 miliardi complessivi annui

Ottenere un prolungamento degli orari di apertura sotto il periodo di Natale, o poter riaprire per coloro che si trovano in zona arancione e rossa, è fondamentale per i commercianti, ma il rischio è che questa parentesi non sia sufficiente a recuperare le perdite accumulate durante tutto l’anno.

Il presidente di Confcommercio Roma, Sergio Paolantoni, ha spiegato che, solo nell’ultimo trimestre, bar e ristoranti romani hanno perso 300 milioni di euro di fatturato: «tornare all’orario lungo, rinunciando alla chiusura alle 18, ci consentirebbe di recuperare nel mese di dicembre circa 100 milioni».

Anche Confesercenti è sulla stessa linea di pensiero: «speriamo davvero che il Governo decida nel prossimo Dpcm di fare a meno dell’obbligo di chiusura alle 18 per bar e ristoranti – ha detto il presidente Valter Gianmaria – dopo tutto quello che hanno speso per le misure di igienizzazione e distanziamento è giusto che tornino ai normali orari di somministrazione recuperando almeno una parte della voragine di fatturato». Un altro nodo importante da sciogliere è quello dei centri commerciali nel week end: è qui che si concentra il 40% del fatturato e la riapertura favorirebbe la ripresa dell’economia.

«La ristorazione ha un fatturato anno di circa 86 miliardi: 64 miliardi dall’apertura fino alle 18 e 22 miliardi dalle 18 alla chiusura – ha spiegato il presidente della Fipe, Lino Stoppani – la Lombardia rappresenta circa il 18% del dato nazionale». Con la riapertura nel periodo del Natale, secondo Stoppani, il recupero sarebbe solo in minima percentuale, a causa dello shock economico del Paese e del fatto che la gente, essendo spaventata, non andrà in giro quanto e come prima. «A dicembre i consumi valgono circa 115 miliardi di euro – conclude Stoppani – su 900 miliardi complessivi annui e rischiamo di perdere la maggior parte per strada».

Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e Molise, aggiunge che ci sono oltre 50 mila realtà imprenditoriali che a causa dell’economia ferma vivono una situazione di forte stress. Chi è rimasto aperto non riesce a coprire le spese: «il sistema gira poco e male, queste mezze misure non ci faranno vedere la luce», spiega.

«Se non riapriamo le attività commerciali a dicembre molte falliranno – ha rincarato il presidente di Confesercenti Torino, Giancarlo Banchieri – siamo disposti ad applicare protocolli più severi ma serve riaprire al più presto».

Lavorare a Natale è fondamentale in tutta Italia, dalle zone rosse a quelle gialle: l’auspicio è che si possa lavorare in sicurezza rimanendo aperti e, soprattutto per i ristoranti, è fondamentale restituire la cena perché altrimenti nella maggior parte dei casi non vale la pena rimanere aperti. «Bar e ristoranti sono tanti ma non sono di meno i negozi di calzature, piuttosto che l’ingrosso di carta: tutte le filiere si sono bloccate, chiudendo i bar abbiamo penalizzato gli agricoltori, i grossisti di frutta di verdura, i distributori all’ingrosso di bevande – conclude il presidente di Confcommercio Ascom Bolognail 3 dicembre occorre che riprenda la circolazione delle persone: ci aspettano degli anni difficilissimi, anche perchè i debiti contratti per stare in piedi adesso dureranno una mezza vita».

di: Micaela FERRARO

FOTO: AGI

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