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I ricchi italiani pronti agli investimenti post-Covid

Il 75% di loro dichiara di voler investire a lungo termine

La classe agiata in Italia, ovvero quella con un patrimonio superiore a 500 mila euro, è composta da 1,5 milioni di persone, che detengono una fortuna complessiva di 1.150 miliardi di euro, cifra che negli ultimi due anni è aumentata del 5,2%. Si tratta dei tre quarti del Pil del Paese che è stato previsto per l’anno del Coronavirus: una risorsa inaspettata dunque, soprattutto considerato che il 75% dei ricchi si è dichiarato pronto a finanziari con propri capitali privati degli investimenti di lungo periodo per la risalita economica alla fine dell’emergenza.

Le stime, elaborate dal terzo Rapporto Aipb-Censis Investire nel futuro dell’Italia oltre il Covid-19, evidenziano che, sempre in via ipotetica, se la classe agiata nella sua interezza investisse si renderebbero immediatamente disponibili 100 miliardi di euro da investire nell’economia reale.

Il 46,6% degli italiani intervistati ha dichiarato che la ricchezza privata gestita adeguatamente può rappresentare un’opportunità preziosa per il Paese, mentre il 23,8% la ritiene infruttuosa e il 26,5% pensa che l’eccesso di disponibilità monetaria della classe agiata sia considerabile furto. «Non è prevalente l’immagine del ricco egoista, disinteressato alle sorti del Paese – sottolinea il Rapporto – una buona finanza che trasferisca fondi dal portafoglio dei risparmiatori abbienti verso strumenti di investimento nell’economia reale è possibile per l’84,9% degli italiani, e necessaria per l’87,4%».

Tornando invece ai benestanti, il 62,6% sta soffrendo per l’incertezza del periodo: il 46% si preoccupa delle malattie, il 39,7% delle minacce al reddito. Per il 66,7% è opportuno investire nelle imprese dell’economia reale, per l’87,5% la cosa più importante invece è investire in coperture assicurative per la salute, la vecchiaia e l’educazione dei figli. Su quest’ultimo punto in particolare, il 41,8% ha già sottoscritto assicurazioni e il 24,9% è intenzionato a spendere di più per la sanità integrativa.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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