
Ma le aziende nostrane realizzano solo il 12,4% dei ricavi totali globali, collocandosi in quarta posizione dopo Francia (28,3%), Stati Uniti (18,3%) e Svizzera (13,2%)
Qualche buona notizia arriva anche in tempo di Covid. Il made in Italy si conferma ancora una volta un’eccellenza e a dimostrarlo è il fatto che il nostro Paese è leader mondiale nel lusso grazie alle sue creazioni pregiate. Sono infatti italiane ben 22 aziende tra le 100 che costituiscono la graduatoria Global Powers of Luxury Goods, lo studio annuale di Deloitte, che esamina i player più grandi in questo settore a livello globale.
EssilorLuxottica, stabile al settimo posto, è anche quest’anno l’unica azienda italiana presente nella cornice dei 10 che bolla, per il terzo anno consecutivo, come migliori in ordine i colossi LVMH, Kering, Estée Lauder e Richemont.
Insieme a EssilorLuxottica il gruppo Prada e Giorgio Armani sono i principali player italiani in classifica e, in forma aggregata, rappresentano quasi la metà delle vendite di beni di lusso realizzate nel 2019 dalle aziende italiane presenti nel ranking.
Complessivamente però è Moncler il brand con la performance migliore nel corso degli anni: non solo è rientrato tra i migliori 20 per cinque anni consecutivi, ma nel 2019 ha registrato anche il terzo margine di utile più alto della Top 100, al 22%, dopo l’azienda brasiliana Vivara ed Hermès.
Pur essendo le più numerose, le aziende italiane della Top 100 realizzano solo il 12,4% dei ricavi totali globali, collocandosi in quarta posizione dopo Francia (28,3%), Stati Uniti (18,3%) e Svizzera (13,2%). E il percorso che si sta delineando negli ultimi anni è una forte concentrazione del mercato dettata dalle strategie espansive delle aziende, focalizzate su acquisizioni per differenziare i propri portfolio, entrare in nuovi segmenti di mercato e diversificare la produzione. «Guardando al futuro – ha detto Patrizia Arienti di Deloitte – la maggiore sfida che le aziende del lusso italiane saranno chiamate ad affrontare nel post-Covid sarà quella di essere pronte a fronteggiare il cambiamento. Tradizione e reattività, due elementi che da sempre caratterizzano le aziende Made in Italy, coniugati con modelli di business innovativi e sostenibili, saranno elementi necessari per affrontare le grandi sfide nell’era post-Covid».
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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