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Sci, l’allarme di Federturismo e Anef: “Un Natale senza neve rischia di mandare in fumo tre miliardi di euro”

Il comparto turistico montano offre lavoro a oltre 120 mila persone ed il fatturato totale della stagione invernale sfiora i 10 miliardi. La presidente di Anef, Valeria Ghezzi: “Lo sci è uno sport sicuro. Adotteremo tutti i protocolli necessari”

Pare proprio che le piste da sci rimarranno chiuse. Nonostante le Regioni abbiano presentato delle linee guida per garantire la stagione in sicurezza (ne abbiamo parlato qui), il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha spiegato che al momento non ci sono le condizioni per riaprire le piste (guarda qui). E già si fa la conta dei danni.

Secondo quanto stimato da Federturismo Confindustria e Anef (Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune) un Natale con le piste chiuse darà il colpo di grazia all’intera economia della montagna, con il rischio concreto di mandare in fumo un fatturato di tre miliardi di euro. «Siamo fortemente preoccupati per la linea rigorista adottata in queste ore dal Governo – ha spiegato la presidente di Federturismo Confindustria, Marina Lalli. – Il fatturato del turismo invernale sfiora i dieci miliardi di euro, di cui un terzo delle entrate si realizza proprio nel periodo compreso tra l’Immacolata e l’Epifania. La filiera che vive dell’industria della neve è lunghissima e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci che con la chiusura delle piste proprio nel momento di loro massima attività rischiano di vedere bruciati fino a tre miliardi di euro. Comprendiamo la necessità di voler evitare di ripetere gli errori commessi l’estate scorsa, ma con il fermo degli impianti di risalita, purtroppo anche prevedendo un’apertura delle piste a metà gennaio, ormai l’intera stagione sarà inevitabilmente compromessa».

Le aziende funiviarie presenti in Italia sono oltre 400, con 1.500 impianti di risalita. Quest’ultimi sono serviti da circa 3.200 km di piste che per il 72% sono dotate di innevamento programmato che richiede oltre 100 milioni di euro: all’inizio della stagione invernale le società impianti hanno sostenuto ormai il 70% dei propri costi per aprire in sicurezza (di trasporto e gestione e non solo sicurezza Covid). Il comparto montagna, nel solo arco alpino, offre lavoro a oltre 120 mila persone. La chiusura sarebbe quindi drammatica per gli impianti e, a catena, per tutte le attività/strutture collegate: hotel, rifugi, ristoranti, attività commerciali, maestri di sci, noleggi.

«Abbiamo pronte – ha aggiunto la presidente di Anef, Valeria Ghezzi – tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass, agevoleremo il più possibile l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti online. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare ancora di più le code all’ingresso. Non identifichiamo lo sci quale attività sportiva con la movida perché è un gravissimo errore. Lo sci, come ogni altra attività che il Governo intende riaprire si atterrà con scrupolo ai protocolli e alle regole di sicurezza».

Ghezzi ricorda inoltre i benefici di questo sport. «Svolgere attività sportiva all’aperto ha degli indubbi effetti positivi sulla salute del corpo e della mente – ha sottolineato. – Se vissuto con responsabilità, lo sci è uno degli sport più sicuri da questo punto di vista: individuale, distanziato, all’aria aperta, con naso e bocca spesso coperti».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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