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WhatsApp, il duro colpo del Garante della privacy

Nell’occhio del ciclone l’app di Mark Zuckerberg: la nuova informativa sulla privacy sarebbe poco chiara

WhatsApp non sta passando un bel momento. L’annuncio arrivato pochi giorni fa relativo all’aggiornamento della privacy dovuto all’acquisizione da parte di Facebook non è piaciuto (lo abbiamo visto qui): dall’8 febbraio l’app di Mark Zuckerberg condividerà una maggior quantità di dati con la casa madre e questo ha scatenato diverse polemiche nonché una vera e propria migrazione degli utenti verso le competitor Telegram e Signal (leggi qui).

A cambiare, in sostanza, è la condivisione dei dati, che per giunta non è opzionabile: chi non accetterà le nuove norme non potrà più utilizzare l’applicazione, ma chi lo farà dovrà sapere che tutti i dati e le informazioni prodotte dalle interazioni degli utenti, comprese quelle raccolte in automatico, potranno essere usate da Facebook e dalle sue aziende. Che sono diverse: Instagram, Boomerang, Messenger, Thred, i vari negozi virtuali e le aziende che gestiscono i diritti di Oculus. Il rischio è che questa condivisione di dati porti a un bombardamento pubblicitario, con la profilazione degli utenti a livello commerciale e l’inserimento della possibilità per i commercianti di archiviare le chat per offrire promozioni su misura.

Il Garante della privacy italiano è intervenuto e ha portato la questione davanti allo European Data Protection Board, Edpb: quest’ultimo è l’organo che riunisce le Autorità per la privacy di tutta Europa. Alla base di quanto affermato dal Garante, c’è il fatto che la nuova informativa non sia chiara: non permette di comprendere quali sono nella pratica le modifiche introdotte, né quali trattamenti delle informazioni personali saranno fatti. Perciò, anche l’utente che dovesse acconsentire, non potrebbe avere un’idea chiara e dire un sì del tutto consapevole.

L’autorità italiana si è riservata il diritto di intervenire autonomamente per tutelare gli utenti nel Paese quale che sarà la decisione a livello europeo, ma nel frattempo si attendono delucidazioni da parte di Facebook.

Il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton, ha lasciato la compagnia dopo l’acquisizione da parte di Facebook perché in disaccordo sulla gestione della privacy e ha fondato la Signal Foundation, alla quale Elon Musk negli scorsi giorni ha consigliato di passare.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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