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Emergenza Coronavirus, in Ue arriva la zona rosso scuro con test e quarantene

No alla chiusura delle frontiere nella UE ma i viaggi non essenziali saranno scoraggiati 

Anche l’Unione europea diventa “a colori”. La Commissione europea infatti proporrà lunedì 25 gennaio agli Stati membri una modifica all’attuale mappatura delle zone epidemiologiche della pandemia di Covid-19, con l’introduzione di un nuovo colore, il rosso scuro, per le aree in cui la diffusione del virus è più alta e ci sono rischi maggiori che si trasmettano le nuove varianti apparse a seguito delle sue mutazioni. Lo ha annunciato la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, durante la conferenza stampa online al termine della videoconferenza dei capi di Stato e di Governo dell’Ue dedicata alla pandemia.

«L’Unione europea è una zona epidemiologica unica e riusciremo a far fronte al virus e alle sue varianti solo se ci sono misure mirate e non chiusure delle frontiere a tappeto – ha spiegato la presidente. – Alle persone che viaggiano dalle zone rosso scuro potrebbe essere richiesto di fare dei test prima della partenza e anche di sottoporsi a quarantena dopo l’arrivo. Questo all’interno dell’Unione europea. In considerazione della situazione sanitaria molto grave i viaggi non essenziali dovrebbero essere fortemente scoraggiati sia all’interno di un singolo Paese che, naturalmente, attraverso le frontiere».

La proposta riguarderà le misure da prendere alle frontiere che tuttavia non vengono chiuse, per evitare di danneggiare il mercato unico bloccando i movimenti necessari di merci, di lavoratori essenziali e dei transfrontalieri, ma scoraggiando fortemente tutti i movimenti “non essenziali”.

«Le zone epidemiologiche – ha spiegato ancora von der Leyen – non coincidono con gli Stati membri e non sono delimitate dalle ex frontiere, che ormai non esistono più all’interno dell’Ue e dello spazio di Schengen, ma possono comprendere aree omogenee di diversi paesi vicini, come ad esempio nel caso del Lussemburgo, dove ogni giorno vanno a lavorare persone che abitano negli Stati membri confinanti».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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