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Vaticano, condannato per peculato, riciclaggio ed appropriazione indebita l’ex presidente dello Ior Angelo Caloia

La vicenda riguarda le vendite dei beni immobiliari della banca vaticana tra il 2001 ed il 2007. Coinvolti anche il suo avvocato ed il figlio

Peculato, appropriazione indebita aggravata ed autoriciclaggio. Con queste accuse il Tribunale Vaticano ha condannato ad 8 anni ed 11 mesi di carcere l’ex presidente della banca vaticana Angelo Caloia, 81 anni, e il suo avvocato, Gabriele Liuzzo, 97 anni. I due dovranno anche pagare una multa di 12.500 euro. Il figlio dell’avvocato, Lamberto Liuzzo, è stato invece condannato a cinque anni e due mesi di detenzione e al pagamento di una multa di 8mila euro. Tutti gli imputati sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici. 

La vicenda riguarda la vendita di 29 immobili di proprietà dell’istituto bancario, tra il 2001 e il 2007. Una vendita compiuta da Caloia e Gabriele Liuzzo, secondo l’accusa, d’intesa con l’allora direttore generale dello Ior Lelio Scaletti, morto a fine 2015. Per lo più si tratta di palazzi a Roma, Milano e Genova. Avevano un valore di 150 milioni di euro e sono stati ceduti a meno di cento. Secondo gli inquirenti gli imputati avrebbero incassato in vari modi la differenza, 59 milioni di euro riciclati in parte in Svizzera.

Il processo, iniziato il 9 maggio 2018, è durato due anni e mezzo. I periti hanno stimato 34 milioni di differenza tra vendita e valore di mercato. Alla fine il Tribunale ha assolto gli imputati per alcuni dei 29 immobili ma ha ritenuto provato che “in alcuni casi si sono effettivamente appropriati di parte del denaro pagato dai compratori, o comunque di denaro dello Ior e della Sgir, per un importo complessivo di circa 19 milioni di euro“.

Il lungo processo si è avvalso di complesse perizie su ciascuno degli immobili oggetto di vendita e anche, negli ultimi due anni, dei risultati delle tre rogatorie presentate in Svizzera, il cui rendiconto è arrivato in Vaticano il 24 gennaio 2020, con la quantificazione, tra l’altro, dei conti bancari riguardanti due imputati. 

Ora la complessa vicenda ha avuto la conclusione del primo capitolo. I difensori di Caloia hanno già presentato appello.

di: Maria Lucia PANUCCI

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