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Peperoncino, l’allarme della Cia-Agricoltori italiani sull’import cinese

Il prodotto che arriva dalla Cina costa un quinto dei peperoncini locali

L’import dalla Cina torna a far preoccupare i produttori italiani e i consorzi. Questa volta il protagonista è il peperoncino, una delle spezie più famose della cucina made-in-Italy. A lanciare l’allarme è Cia-Agricoltori italiani, che ha denunciato i prezzi non concorrenziali del prodotto sul mercato, evidenziando come il peperoncino importato costi un quinto rispetto a quello locale.

In Italia, da 10 chili di peperoncino fresco si ottiene un chilo di prodotto essiccato, macinato in povere pura al 100% e immesso sul mercato a 15 euro. Invece il peperoncino cinese arriva sugli scaffali a tre euro, ed è il risultato di tecniche di raccolta e trasformazione che vengono definite “grossolane”.

Cia chiede una maggiore valorizzazione e tutela del prodotto italiano, con la creazione di denominazioni di origine territoriale, che potrebbe spingere il consumatore a un acquisto più consapevole dando garanzia di qualità, tracciabilità e salubrità.

Ad oggi, la coltivazione estensiva è fatta soprattutto in Calabria: 100 ettari di campi coltivati che coprono il 25% della produzione italiana. Seguono Basilicata, Campania, Lazio e Abruzzo.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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