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Crisi di Governo, Mario Draghi nuovo premier? Il Pd apre, il M5S dice no e per Salvini “niente pregiudizi”

Conte si lecca le ferite, pensa al passato e alle mosse future da prendere. “Forse ho sbagliato a dimettermi”

Sarà davvero Mario Draghi il nuovo premier, a capo di un Governo tecnico? L’ipotesi, che nelle scorse ore si era fatta sempre più insistente (ne abbiamo parlato qui), sta diventando reale. Come sappiamo Fico ha fallito nel suo mandato esplorativo, ammettendo a Mattarella che non c’è la disponibilità unanime a formare la maggioranza (leggi qui), ed ora il Capo dello Stato ha convocato per le 12 Mario Draghi, un grande economista, senza un colore politico (guarda qui).

E’ molto probabile che Mattarella affidi a lui l’incarico di formare un nuovo Governo. All’ex numero uno della Bce sarà affidato il compito di dare vita a un nuovo esecutivo e di “alto profilo” che nella pienezza dei propri poteri possa combattere il virus, fronteggiare la crisi sociale e gestire gli oltre 200 miliardi di euro del Recovery plan. L’alternativa sarebbero state le elezioni ma Mattarella sa che il Paese non può permetterselo, sa che l’Italia ha bisogno di una guida sicura e ferma adesso.

Ora starà al presidente incaricato verificare se ha una maggioranza che lo sostiene e formare una squadra di sua fiducia. Il primo a dichiarare la sua sintonia con la scelta del Colle naturalmente è Matteo Renzi. E’ stato lui per primo durante la crisi a far trapelare che la soluzione migliore sarebbe stata affidare il governo a Draghi. Questa soluzione sembra invece aver spaccato il fronte giallo-rosso, cosa non nuova visto che già con Conte in molte circostanze non ha mostrato di essere unito. Ed anche di fronte ad una soluzione Draghi si è sgretolato: il Pd apre “per garantire il bene comune del Paese“, come ha spiegato Zingaretti, mentre il M5s dice un secco no a Draghi e ad un Governo tecnico, ma ne vuole uno solo politico. L’obiettivo è quello di difendere Giuseppe Conte e puntare alle elezioni con il giurista pugliese a capo di una lista agganciata a M5s. 

Al momento sulla carta un governo Draghi, quindi, avrebbe i voti del Pd e di Italia viva, probabilmente quelli di Forza Italia mentre Salvini non ha chiuso, facendo sapere che un esecutivo tecnico avrà i consensi del partito di via Bellerio “se Draghi fa sue le nostre proposte per rilanciare il Paese”. «Chiunque – ha sottolineato il leader della Lega – voglia governare questo Paese se vuole avere il nostro consenso si deve impegnare a un taglio delle tasse, alla rottamazione delle cartelle di Equitalia, alla difesa di quota 100, a fare un piano vaccinale serio e a impostare una riforma della giustizia degna di questo nome e a un’apertura di tutti i cantieri fermi». E anche Fratelli d’Italia, pur chiedendo le urne, mostra un atteggiamento più cauto di fronte agli appelli alla responsabilità da parte del presidente della Repubblica, Mattarella: «Rispondiamo che, in ogni caso, anche dall’opposizione ci sarà sempre la nostra disponibilità a lavorare per il bene della Nazione», ha affermato la Meloni.

Conte invece dal canto suo si lecca le ferite ed ammette che forse non avrebbe dovuto dimettersi. «Ho sbagliato a dimettermi – è il ragionamento che il Corriere della Sera gli attribuisce. – Era tutto già scritto. Renzi aveva già un accordo col centrodestra. Salvini e Berlusconi gli hanno garantito che ci staranno, altri non potranno che accodarsi. A me era chiaro sin da subito, a qualcun altro forse no». 

Virgolettati smentiti da Palazzo Chigi ma che fotografano lo stato d’animo dell’avvocato. Lui preferisce rimanere in silenzio in questa fase ma a quanto pare con i collaboratori più fedeli si è lasciato andare a riflessioni e dubbi sul passato e sulle mosse future da prendere, se mettersi alla guida dei tanti nel M5s che lo vorrebbero in campo per le elezioni o stare fuori dalla mischia e tornare, come ha più volte dichiarato negli ultimi giorni, a fare il professore universitario.

Una cosa è certa: al di là dello schieramento politico di ognuno di noi, gli va riconosciuta la totale dedizione al Paese in uno dei momenti storici più brutti che un capo politico potesse affrontare. E’ facile criticare da fuori ma la realtà oggettiva è che in questa situazione di emergenza mondiale Conte ha fatto tutto il possibile ed alcune sue scelte sono state “copiate” da altri Paesi, restituendoci di fronte al mondo quella credibilità che forse in passato avevamo perso.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: AGI

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