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Debito pubblico, più di 100 economisti europei lanciano l’appello alla Bce per la sua cancellazione

La cancellazione, insieme all’impegno di spendere la somma con investimenti nella transizione green e in progetti sociali, creerebbe un pacchetto di stimoli di quasi 2,5 trilioni di euro per rilanciare la ripresa post-Covid

Oltre 100 economisti europei hanno lanciato un appello per cancellare i debiti pubblici detenuti dalla Banca centrale europea, facilitando così la ripresa post-pandemia. Lo hanno fatto in una lettera aperta inviata ai principali quotidiani dei paesi dell’Eurozona, tra cui Avvenire, in cui hanno fatto notare che un quarto dei debiti pubblici dei Paesi dell’area euro è detenuto al momento dalla Banca centrale europea. «Mentre l’indebitamento pubblico è fortemente aumentato per proteggere le aziende e le famiglie, i cittadini scoprono, alcuni con sgomento, che circa il 25% del debito pubblico europeo è in mano alla loro banca centrale – scrivono gli economisti. – Noi dobbiamo a noi stessi il 25% del nostro debito e se non rimborsiamo questa somma, dovremo trovarla altrove o prendere un nuovo prestito per ripagarla invece che per investire, o aumentare le tasse o tagliare sulle spese».

La cancellazione dei debiti pubblici, hanno sottolineato, insieme all’impegno di spendere la somma con investimenti nella transizione green e in progetti sociali, creerebbe un pacchetto di stimoli di quasi 2,5 trilioni di euro. «L’Europa non può più permettersi di essere bloccata sistematicamente dalle proprie stesse regole. Altri stati nel mondo, come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti, utilizzano al massimo la loro politica monetaria, in appoggio alla politica fiscale. La Banca del Giappone si spinge fino ad utilizzare il proprio potere di creazione monetaria per acquistare azioni direttamente sul mercato attraverso fondi di investimento a gestione passiva (Etf), diventando così il più grande investitore del paese”, “la cancellazione da parte della Banca Centrale Europea del debito che detiene, in cambio di investimenti pubblici, costituirebbe il primo segnale forte della riconquista, da parte dell’Europa, del proprio destino», concludono.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ASKANEWS

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