
I cali maggiori si registrano al Centro e al Nord. Commercio, agricoltura e attività manifatturiere scontano i veri danni della pandemia
Il Covid ha interrotto la crescita delle imprese femminili che andava avanti da 6 anni. A fine 2020, infatti, l’Osservatorio dell’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere registra un calo dello 0,29%, pari a quasi quattro mila attività in meno rispetto al 2019. Una perdita contenuta, ma che si fa sentire, soprattutto dopo anni di continua crescita del settore. Scende, seppur di poco, anche il loro peso sul totale del sistema produttivo nazionale: ora è pari al 21,98%, a fronte del 22% del 2019.
I cali si registrano soprattutto al Centro ed al Nord e riguardano commercio, agricoltura e attività manifatturiere che scontano i veri danni provocati dalla pandemia. Sono quasi 4.400 (-1,24%) le imprese femminili commerciali in meno rispetto al 2019, oltre 2.400 in meno (-1,15%) quelle agricole, -870 (-0,91%) quelle manifatturiere. Continua al contrario la crescita di tutti gli altri settori, a partire da quelli a maggior contenuto di conoscenza: le attività professionali (+1.475, con una variazione del 3,59%), le attività finanziarie ed assicurative (+816, +2,99%), l’istruzione (+235, +2,44%), i servizi di informazione e comunicazione (+573, +2,24%), le attività immobiliari (+1.253, +2,05%). In crescita anche le imprese del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+1.084, +1,99%). Segni positivi anche per le attività di alloggio e ristorazione (+791 imprese, pari al +0,59%)
Rispetto al resto d’Italia sono positivi al contrario i dati del Mezzogiorno: si contano quasi 1.300 imprese in più, pari al +0,26%. Diversamente da quanto registrato dal totale delle imprese femminili, le aziende fondate da giovani donne diminuiscono in tutte le aree territoriali e in tutte le regioni, a partire da Sicilia, Campania e Lazio.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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